Piancastagnaio
La vicenda di Logimer (Acqua & Sapone) non è una questione da relegare nel solo Comune di Piancastagnaio, che comunque si è immediatamente attivato con istituzioni, comunità civile e religiosa - anche il parroco don Gian Pietro Guerrini ha fatto sentire la sua vicinanza alle famiglie coinvolte. La questione riguarda un intero territorio, che comprende Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, San Casciano dei Bagni, Radicofani e Acquapendente e coinvolge 56 lavoratrici e lavoratori. Sono 56 famiglie.
Proclamato lo stato di agitazione sindacale - allo sciopero del 2 aprile ha aderito il 100% dei lavoratori - la Regione Toscana ha risposto positivamente alla richiesta dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltuc Uil convocando un primo tavolo online per mercoledì 8 aprile, anche alla presenza delle istituzioni locali (Comune, Provincia e Unione dei Comuni). Nel frattempo i deputati del Pd Fossi, Simiani e Franceschelli hanno presentato una interrogazione parlamentare, mentre è proseguita la presa di posizione - dopo Piancastagnaio e Radicofani - degli altri sindaci della zona.
“Come sindaco di Abbadia San Salvatore – ha dichiarato Niccolò Volpini - ho già espresso la mia piena disponibilità ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. Saremo al loro fianco nelle sedi istituzionali e, qualora saremo coinvolti, anche nelle iniziative che verranno promosse, pronti a essere in prima fila per far sentire la voce del territorio. È fondamentale che questa vertenza venga affrontata con il massimo livello di attenzione da parte di tutte le istituzioni competenti. Non possiamo permetterci di perdere un presidio occupazionale di questa importanza”.
Lo stesso assessore alla cultura e al turismo del comune di Piancastagnaio Pier Luigi Piccini scrive sul suo blog: “Questa vertenza ha una duplice posta in gioco. La prima è evidente: i cinquantasei posti di lavoro, le cinquantasei famiglie, il tessuto occupazionale di un comune che non ha molte alternative. La seconda è meno visibile ma non meno reale: il diritto delle aree interne a non essere trattate come territorio di risulta delle strategie industriali delle grandi società. Un diritto che non si difende con le buone intenzioni, ma con strumenti concreti - normativi, fiscali, politici - che rendano costoso, per chi decide, abbandonare i territori fragili senza conseguenze. Il Comune c’è. I parlamentari si sono mossi. La comunità si è stretta intorno ai lavoratori. Ora tocca alla Regione aprire quel tavolo e al Governo rispondere con qualcosa di più di un atto dovuto”.
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