Siena
Questo paesaggio è conosciuto in tutto il mondo per le sue curve iconiche e per quell’aspetto quasi lunare che ha incantato registi e fotografi. Eppure, le Biancane di Leonina sono molto più di un semplice scenario da cartolina: sono un archivio a cielo aperto che racconta una storia iniziata quattro milioni di anni fa, e che I Geoturisti descrivono.
Per cogliere l’anima di questo luogo bisogna immaginare un tempo in cui, al posto delle attuali vallate, si estendeva un braccio di mare profondo 200 metri. Siena sarebbe stata una città di costa e i fiumi che scendevano dai monti del Chianti riversavano in acqua detriti. Mentre i blocchi di roccia restavano a riva, le particelle più sottili e leggere, le argille, si concentravano nel centro del bacino, depositandosi sul fondo.
Come sono nate le crete senesi
Circa un milione di anni fa, con il ritiro delle acque, quel fondale è emerso, regalandoci le Crete Senesi. Ancora oggi, camminando tra le pieghe del terreno, non è raro imbattersi in conchiglie fossili di ostriche o resti di antichi abitanti marini, come delfini e squali, testimoni di un passato sommerso.
L’elemento che rende Leonina un geosito unico sono le Biancane: cupole argillose chiamate amichevolmente Dorsi di Elefante per la loro forma tonda e rugosa. Queste formazioni sono una rarità mondiale, presenti quasi solo qui, nel volterrano e in pochi altri luoghi al mondo.
Il loro segreto è nel colore. Il candore è dovuto alla Thenardite, un sale che l’acqua piovana scioglie all’interno dell’argilla e che il sole, evaporando, riporta in superficie come una delicata efflorescenza.
Regalando così alle colline un candore che muta con le stagioni: grigio d’estate, bruno quando piove e bianco splendente nelle giornate fredde e limpide.
Il sentiero tra geologia e arte
Oggi è possibile immergersi in questo scenario attraverso il Sentiero Naturalistico di Leonina. Si tratta di un percorso ad anello, adatto a tutti, che permette di camminare proprio tra questi "mammelloni" d’argilla.
Lungo il tracciato, lo sguardo spazia tra le micro-fratture del suolo e le piccole piramidi di terra protette da sassolini, un ecosistema fragilissimo modellato dal vento e dall'acqua.
Il cammino culmina in un luogo panoramico: il Site Transitoire. Qui, la monumentale scultura di Jean-Paul Philippe dialoga con l'orizzonte, offrendo una "finestra" di pietra che incornicia il paesaggio.
Caterina Zei, Federico Famiani, Stefano Farinelli
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