Siena
Anche Siena ha vinto la sua medaglia alle Olimpiadi. Quella di Virginia Becchetti, un bronzo che ci riempie di orgoglio e emozione. Fino alle lacrime. Perché nel giorno della festa della donna lei ha dimostrato di essere forte, caparbia, determinata, geniale. E quella pedalata al di sopra di ogni aspettativa non l'ha portata solo sul podio ma l'ha spinta dritta fra le braccia di Alex Bianchini, il fidanzato che dopo essersi inginocchiato davanti alla Piazza gremita le ha infilato l'anello all'anulare come promessa di nozze.
Un abbraccio, un bacio e tanta felicità per Virginia. Lacrime per familiari e amici, commozione per tutta la città che vede la donna senese salire sul podio delle Strade bianche conquistando la terza posizione nella Gran fondo amatori. Terza fra centosessanta partecipanti di tutte le nazioni. Un percorso durissimo, (appesantito dalla pioggia stavolta) che mette alla prova e seleziona solo i migliori.
Polvere, fango, fatica, sudore e momenti di sconforto quando pensi di non farcela più e invece ti arriva quel guizzo di energia supplementare che genera il colpo di scena. Le gambe sono stanche ma la mente è tonica e, non si sa come, arriva quella benzina necessaria ad andare avanti e spingere sempre di più.

Brava Virgi. Sei stata grande. Mitica. Ma ce lo spieghi come fai con quei riccioli biondi e innocenti e quel fisico esile e asciutto a trovare tutta questa grinta? Non si capisce se tutta questa determinazione l'abbia ereditata da mamma Paola, donna sportiva, attiva e curiosa della vita, personalità in agrodolce che ha cresciuto i figli Virginia e Samuele nel migliore dei modi aiutandoli a costruire un futuro solido e radioso. Oppure dal babbo Graziano Becchetti, indimenticato presidente di Confesercenti Siena, uomo di valore e stimato commerciante scomparso troppo presto per assistere ai successi dei suoi amati ragazzi. Ma di sicuro la sua essenza gli ronza intorno e Virginia lo sa.
"Questa vittoria la dedico a lui. Del resto io assomiglio molto a mio padre, soprattutto nel carattere. E ho pregato per tutto il percorso perché mi facesse arrivare in testa, sana e salva, senza intoppi, senza incidenti che avrebbero vanificato tutto il mio sacrificio".
E' vero che ciclisti non si nasce ma si diventa, però la tua esperienza è molto acerba… nata veramente per caso.
Allora…..devo tutto a mia mamma e al mio compagno Alex che ha un babbo ciclista, molto appassionato, che ha cercato di trasferire al figlio questo suo amore per le due ruote. E quando Alex ha iniziato a pedalare con una bici regalatagli dal padre, circa quattro o cinque anni fa, io l'ho seguito d'istinto con una modesta Graziella, quella di quando ero bambina. Mia mamma, mossa a compassione, ha pensato di tirarmi fuori dalle peste regalandomi una city bike per il mio trentesimo compleanno. Certo non immaginava lontanamente che le cose sarebbero andate in questa direzione, anche perché lei ogni volta che gareggio va in ansia.
Invece?
Invece dopo due o tre percorsi, mi sono resa conto che pedalare mi piace e parecchio. Ho assorbito tutte le dritte dal padre di Alex e nel giro di un mese ho comprato una bici da corsa. Poi due anni fa, nel 2023 ho iniziato ad allenarmi in maniera seria perché ho percepito che ero veramente portata verso questo sport e quindi era giusto andare oltre. Mi sono iscritta al Pedale rosa, gruppo agonistico tutto al femminile, e mi sono totalmente affidata all'allenatore che devo dire mi ha veramente formato.
Ma come la mettiamo con il sacrificio e la fatica?
Il ciclismo amatoriale è veramente uno sport che richiede tanta dedizione e tanto sacrificio. Soprattutto perché per vivere devi fare un altro lavoro e ti devi allenare nei ritagli di tempo, rinunciando a tanti momenti di vita spensierata e relax. Io mi alleno tutti i giorni per almeno un'ora e mezzo. Insomma, va seguita una tabella di marcia che impone una rigida disciplina.
Però ci hai preso gusto a gareggiare...
Di sicuro non cedo. Dopo aver assaggiato l'emozione della vittoria non puoi che andare avanti. Quindi ho appena il tempo di archiviare questo sogno realizzato di cui ancora non mi rendo perfettamente conto e prepararmi a mesi di allenamento duro perché ho intenzione di partecipare a tutte le Gran Fondo del circuito Marche e prendere parte anche ad una gara in Gravel a Girona.
Ma il matrimonio?
Con calma, lo organizzeremo tranquillamente con il tempo necessario, considerando gare e vendemmia (Alex è produttore di vino).

Torniamo a questa Gran Fondo. Quattro ore di sofferenza.
Il percorso, a differenza delle gare che si svolgono in altre località, lo avevo studiato abbastanza bene. Questo in effetti è stato un vantaggio per me, e comunque domenica il meteo non ci ha assistito. Quei 138 chilometri ci hanno messo alla prova. Il fango ha reso tutto più pesante e soprattutto mi ha tolto visibilità perché ero piena di schizzi anche negli occhi. Si sono verificati tanti guasti meccanici proprio per le condizioni meteo avverse, quindi era necessaria una attenzione massima e siamo state tutte un po' meno veloci. L'anno scorso arrivai 11esima ma feci la gara ridotta, quella di 84 chilometri. Ho gareggiato con una bici da strada e Alex mi ha fatto l'assistenza per il cambio borraccia. Mi ha seguita per tutto il percorso.
Hai mai creduto davvero che saresti salita sul podio?
Assolutamente no, pensavo di arrivare fra le prime dieci e sarebbe stato già un bel traguardo per me. Poi a metà percorso è successo qualcosa di incredibile. Ad un passaggio mi hanno detto che ero la seconda donna, solo un'altra ciclista prima di me. E quando ho capito che mi trovavo al secondo posto è scattato qualcosa di straordinario. Ho cominciato a crederci e a prepararmi al tratto finale, quello più difficile: le salite di Colle Pinzuto e delle Tolfe. Eravamo in quattro nel gruppo di testa, la prima ormai irraggiungibile, aveva un distacco impossibile da recuperare. Ma il secondo o terzo posto potevano essere alla mia portata. Così ho affrontato le Tolfe dando tutto e di più per cercare di staccare quella che poi è arrivata quarta. Una lotta fra tre donne, un momento davvero delicato. Poi quando sono arrivata alla salita di Santa Caterina, l'ultimo scoglio, la collega che era terza dietro di me ha staccato e mi ha sorpassato, ma a quel punto mi sono goduta l'ultimo tratto, quello dentro le mura della mia città. Mi sono accontentata del terzo posto che è già una grande soddisfazione e ho pedalato in quegli ultimi metri con una commozione che non posso descrivere. L'acclamazione e il tifo di tutti i miei amici e l'incitamento delle mie compagne di squadra è stato fantastico….non ci potevo credere. Io, senese, che stavo per entrare trionfante in Piazza. Sporca, sudata, stanca morta e una grande forza nel cuore. Ho alzato un solo braccio al traguardo per la paura di perdere stabilità negli ultimi metri…..e giù lacrime!.

Qual è stata la strategia vincente?
La partenza sicuramente. Sono schizzata a razzo e questo mi ha permesso di gestire la gara in un certo modo.
Il ciclismo è uno sport duro, fatto di sudore specie le Gran Fondo. Cosa ti spinge a tanto?
E' uno sport duro ma soprattutto, contrariamente a ciò che si può pensare, quando sei in gara sei sola, sola con te stessa. E devi essere centrata perché oltre alle gambe ci vuole testa. Lo stimolo è quello di superare ogni volta il tuo limite… metterti alla prova e andare sempre oltre te stessa. Come in tutti gli sport del resto. Per ora mi piace molto e mi sento parecchio stimolata. Poi quando sarà il momento, chissà, le cose cambieranno.

Beh che dire! Virginia è nel pieno del successo, in mezzo ad un mare di felicità e di programmi da portare avanti con la semplicità che la contraddistingue: quella dolce calma apparente spinta dal ruggito della leonessa. Congratulazioni a questa donna di Camollia che ha 35 anni e tanta vita davanti, orgoglio della comunità senese che ha saputo rendere le Strade Bianche un vanto del turismo sportivo ma soprattutto un momento di forte emozione e coinvolgimento collettivo.
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