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L’informazione che cambia vince: gli allievi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo incontrano il direttore Sergio Casagrande

Il confronto nell’aula magna per parlare di media e innovazioni

10 Aprile 2026, 08:47

L’informazione che cambia vince: gli allievi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo incontrano il direttore Sergio Casagrande

“C’è un momento, nella vita di chi sceglie il giornalismo, in cui certezze e modi consolidati di lavoro devono cambiare. Non per sopravvivere, ma per mantenere quel valore inestimabile che ha l’informazione quando sa distinguersi dalla semplice comunicazione”. È da qui che Sergio Casagrande è partito mercoledì mattina, entrando nell’aula magna della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Ponte Felcino, accogliendo un invito giunto proprio dalla Scuola. Non una lezione, ma un confronto. Non una cattedra, ma un campo aperto. Ospite dell’incontro con gli studenti praticanti al termine del secondo anno di corso, il direttore del Corriere dell’Umbria e del Gruppo Corriere ha trovato davanti a sé una platea attenta, guidata dal direttore della scuola Carlo Fontana e dal giornalista-tutor Nicola Mechelli. E ha fatto quello che un giornalista deve fare: ha raccontato. Prima di tutto un’esperienza. Poi una visione.

Il punto di partenza è stato concreto, quasi fisico: la storia del Corriere dell’Umbria e del Gruppo Corriere. Carta, web, radio, social. Non mondi separati, ma facce della stessa medaglia. “Oggi – è stato il senso del ragionamento di Casagrande – non esiste più un solo modo di fare informazione. Esiste un sistema. E chi non lo capisce resta indietro”. E allora anche il giornale cartaceo cambia. “Noi del Corriere dell’Umbria – ha aggiunto il direttore - siamo partiti da una domanda semplice: cosa offrire ogni mattina di nuovo e interessante al lettore?” Da qui una rivoluzione silenziosa ma profonda: “Una nuova foliazione – ha spiegato Casagrande - , una diversa presentazione delle notizie, le pagine di Buongiorno Umbria che guardano al futuro e provano a ribaltare l’idea di un quotidiano come contenitore di notizie già vecchie. Accanto a questo, temi di primo piano anche nazionali e internazionali che si intrecciano con la cronaca locale e una titolazione che non insegue più soltanto il fatto di cronaca, ma prova ad aprire riflessioni, a creare dibattito, a rendere il giornale un punto di riferimento nella vita sociale del territorio che il nostro quotidiano rappresenta”.

“Ma la vera frontiera, quella che inquieta e affascina allo stesso tempo, è un’altra. E si chiama intelligenza artificiale”. Casagrande non la demonizza. Non serve. “Sarebbe come prendersela con una stampante perché stampa troppo velocemente – ha sottolineato - . L’AI è uno strumento. Potente, sì. Utile, certo. Ma non sostitutivo. Perché il cuore del giornalismo resta altrove. Nella ricerca. Nella verifica. Nella capacità di essere testimoni”. “Le regole – ha continuato - sono sempre quelle: chi, come, dove, perché”. Il resto è contorno. “Anche quando il contorno corre più veloce della notizia”. E allora il punto diventa un altro: non fidarsi troppo della tecnologia. Non delegare. Non smettere di dubitare. “Perché se il giornalista smette di verificare, smette di essere giornalista”.
Il passaggio più netto del direttore è arrivato proprio qui, dove il mestiere si spoglia di ogni retorica: “Oggi è fondamentale trovare le notizie che non circolano in rete. Che spesso sono anche quelle che qualcuno vorrebbe tenere nascoste”. È il ritorno all’essenza. All’inchiesta. Ma anche e forse soprattutto, alla presenza fisica: andare sul posto, guardare, ascoltare, raccontare. “Non basta più riportare. Bisogna capire. E aiutare a capire”.

Il futuro? Non è scritto. Ma non è neanche compromesso. “Dipende dai giornalisti” è il messaggio che Casagrande ha dato forte e chiaro agli studenti. Dipende dalla loro capacità di “essere testimoni del proprio tempo senza rimanere in spettatori”. Nel confronto finale, le domande degli studenti si sono indirizzate su un terreno più concreto: i risultati del Gruppo Corriere, la tenuta della carta, il debutto di Radio Corriere dell’Umbria. La risposta del direttore Casagrande è una sintesi che è valsa più di tante analisi: “Tutto quello che abbiamo ottenuto e che stiamo ottenendo lo dobbiamo principalmente a un editore che crede nell’informazione di qualità e ha deciso di investirci e a una redazione che ha avuto il coraggio di mettersi in discussione. Innovare senza snaturare. Tenere insieme tradizione e cambiamento”. Carta, web, radio, social. Non alternative, quindi ma strade parallele. Perché il punto, alla fine, è sempre lo stesso. E non cambia. “L’informazione fatta bene resta uno dei pilastri di una società libera”. Tutto il resto (piattaforme, algoritmi, strumenti, etc.) viene dopo. “E tutto può cambiare, inseguendo le mode e anche la modernità – ha concluso Casagrande – ma questo pilastro, che è anche alla base del giornalismo, no”.

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