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Siena

Melanoma con metastasi cerebrali: la battaglia di Michele Maio per contrastarlo

Presentato negli Stati Uniti uno studio che dimostra che la diagnosi non è più una sentenza inappellabile

Marco Decandia

20 Aprile 2026, 07:15

michele maio e anna maria di giacomo

Per molto tempo, in presenza di un melanoma con metastasi cerebrali asintomatiche, la diagnosi assomigliava a una sentenza: pochi mesi di sopravvivenza, spesso senza reali alternative. Oggi i numeri raccontano un cambio di orizzonte che fino a qualche lustro fa sarebbe sembrato difficile anche solo da immaginare. A 10 anni dalla diagnosi, il 32% dei pazienti, quindi quasi uno su tre, è ancora vivo grazie a una terapia di combinazione con i farmaci immunoterapici ipilimumab e nivolumab.

A mettere nero su bianco questo passaggio è lo studio Nibit-M2, coordinato da Michele Maio, docente di Oncologia dell’Università di Siena e direttore del centro di Immuno-oncologia delle Scotte, e portato avanti dalla Fondazione Nibit nell’ambito del programma sostenuto dall’Airc. La ricerca è appena stata presentata al congresso dell’American Association for Cancer Research a San Diego, in California, da Anna Maria Di Giacomo, professore di Oncologia medica presso l’Ateneo senese. Il dato più immediato è quello della sopravvivenza rispetto alle percentuali molto più basse registrate con le terapie tradizionali. Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma in molti casi di tenere il male sotto controllo per tempi lunghi, aprendo scenari nuovi anche sul piano della qualità della vita.

Oltre all’efficacia delle cure, inoltre, è stato individuato un modo per capire in anticipo chi potrà beneficiarne. Basta un prelievo di sangue, la cosiddetta biopsia liquida, per analizzare tracce di dna tumorale e cogliere segnali utili fin dalle prime settimane. Questo significa poter orientare le scelte in modo più rapido e meno invasivo, evitando terapie inefficaci e puntando subito su quelle più adatte. È un cambio di passo concreto, che avvicina la medicina a un approccio sempre più personalizzato, con terapie più efficaci e la possibilità di intervenire prima.

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