Siena
Alex Zanardi
Di Alex Zanardi, morto a 59 anni, rimangono l’esempio e il messaggio portati avanti in vita e lasciati in eredità al prossimo dal grande campione. Che non si è mai arreso, lottando strenuamente contro grandi difficoltà affrontate nella sua esistenza. “Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa”, disse dopo il terribile incidente durante una gara automobilistica in Germania, nel settembre 2001, che lo lasciò senza le gambe. Da grande campione Zanardi con il tempo è diventato un mito, un esempio di vita: la sua resilienza, la sua forza, il suo coraggio sono divenuti quasi proverbiali. Fino all’incidente nel giugno 2020, in provincia di Siena, sulla strada statale 146 tra Pienza e San Quirico d’Orcia, durante Obiettivo Tricolore, una staffetta pensata e nata per trasmettere i messaggi positivi dello sport paralimpico.
Da grande pilota di Formula Uno Alex Zanardi è poi divenuto campione di ciclismo paralimpico, vincendo la medaglia d’oro sia a Londra nel 2012 che a Rio de Janeiro nel 2016. Dopo il tragico incidente non abbandonò lo sport e seppe reinventarsi in un’altra disciplina. Fino all’oro paralimpico, fino a divenire un esempio e un modello d’ispirazione per tanti altri atleti.
Nel giugno 2020 a operarlo all’ospedale delle Scotte di Siena fu il professor Giuseppe Oliveri, oggi in pensione, all’epoca direttore della Neurochirurgia del policlinico senese. Eseguì un delicatissimo intervento che salvò la vita a Zanardi. Oggi lo ricorda così: “In questi anni mi hanno colpito la dignità e il coraggio di tutta la famiglia, in particolare della moglie Daniela. Alex Zanardi ha insegnato con la sua vita e con il suo esempio a non arrendersi mai. Ha sempre seguito i suoi sogni. E’ stata una persona che ha scelto di vivere sempre al limite, e ha lasciato un grande messaggio. La notizia che Alex non è più con noi mi ha molto addolorato”.

C’è una data che accomuna Alex Zanardi a Matteo Betti, lo schermidore paralimpico che ha già vinto due medaglie nelle manifestazioni a cinque cerchi. Quella data è il 5 settembre 2012, quando entrambi vinsero una medaglia alle Paralimpiadi di Londra. Zanardi vinse l’oro nel ciclismo: quella gara, quel trionfo, quella medaglia e l’emozione con la quale Zanardi la descrisse e raccontò hanno contribuito ad avvicinare il grande pubblico allo sport paralimpico. Nello stesso giorno Betti vinse il bronzo nella scherma. A quattordici anni di distanza, alla notizia della morte di Zanardi, Matteo Betti ha scritto così: “A Londra il 5 settembre Alex ha vinto il suo primo oro lo stesso giorno in cui io ho preso la mia medaglia, di bronzo. Ricordo la sua emozione a Casa Italia paralimpica. Festeggiava un traguardo vero, un alloro paralimpico, con una gioia genuina. Ne rimasi colpito. Lui era già un campione affermato, abituato a circuiti che anche io, allora, percepivo di altro livello. All’epoca anch’io vedevo quel mondo come qualcosa di diverso. Non del tutto nostro allo stesso modo. Lui, invece, lo era già. Dentro, fino in fondo. In questo è stato un precursore. E per me, da lì in poi, anche un riferimento nel modo di raccontare lo sport paralimpico. Ciao Alex, noi continueremo sempre a vedere ciò che resta. Grazie”.
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