Siena
Premio Robur a Roberto D'Aversa
Mercoledì sera, al Siena Club Fedelissimi, tra cori e protagonisti di ieri e di oggi della storia bianconera, è stato consegnato il Premio Robur a Roberto D’Aversa. L’ex centrocampista, allenatore dell’Empoli in Serie A, è rimasto nel cuore di tutti i tifosi, poiché è stato uno degli uomini simbolo delle prime quattro stagioni della Robur nella massima serie. “Ritornare a Siena mi regala sensazioni molto belle - ha affermato D’Aversa -. Mi fa venire in mente gli anni più belli della mia carriera calcistica. Ho indossato questa maglia vivendo momenti molto importanti, essere qui mi dà grandi emozioni, non solo per i trascorsi ma anche per rivedere tante persone con cui ho condiviso quattro anni della mia vita personale. Ho ritrovato l’ambiente che c’era quando indossavo questa maglia. Qui ci sono delle cose importanti oltre al calcio. Ricordo la passione per il Palio, che veniva trasmessa anche a noi giocatori. Questo connubio ha portato il Siena a grandi risultati in passato, mi auguro che questo possa accadere anche in futuro. Spero di incontrare di nuovo la Robur nei campi che le competono”.
Tanti i ricordi delle imprese di quegli anni: “Di partite bellissime ce ne sono state tante - ha raccontato -, dal derby vinto contro la Fiorentina a quando abbiamo vinto con il Milan. Ma anche i successi con l’Atalanta, che sono valsi la salvezza, oppure il derby con il Livorno dove vincemmo 6-3. In qualche modo seguo ancora il Siena. Quando ad allenare c’era Gilardino mi sentivo spesso con lui, perché abbiamo un ottimo rapporto. Le vicissitudini societarie mi sono sempre interessate. Sono molto legato a persone di qui, come Fulvio Muzzi e il dottor Andrea Causarano. Sono tante le persone che sento tutt’ora, quando si parla di Siena mi vengono in mente tante storie bellissime”.
Nicola Natili, direttore del Fedelissimo Online, ha spiegato i motivi dietro alla scelta di D’Aversa per questo Premio Robur: “Alcuni giocatori passano alla storia per le reti segnate - ha affermato -, altri per il loro modo di essere e D’Aversa è uno di questi. Lottava su tutti i palloni, era disponibile a battersi per sé e per gli altri ed era l’allenatore in campo. Ha sempre dato tutto quello che poteva dare, non servono altre motivazioni per dargli il Premio Robur”.
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