La vertenza
Beko, si apre una nuova epoca
Nella lunga lista di benefattori letta da Stefano Borgogni c’è l’essenza di una lotta che ora è costretta a concedersi una fermata obbligata. Una fermata obbligata in attesa che le macchine riprendano a fare rumore. Quando e chi lo farà non è dato da sapersi, ma in ogni caso sarà una storia che ripartirà da zero.
Quella iniziata nel 1967, alla presenza dell’allora premier Aldo Moro, si è chiusa ieri tra le lacrime dei dipendenti. Tutti nessuno escluso. Quelli che si sono già lasciati questo passato alle spalle e quelli che da lunedì saranno sempre nel perimetro aziendale, pur rimanendo a casa con la cassa integrazione a zero ore. Nella speranza che la reindustrializzazione possa bussare alla porta quanto prima, permettendo loro di tornare a lavorare. Un augurio che nell’ultimo giorno di permanenza a Siena di Beko, non ha distinguo politici. Né ci sono stati in questi lunghi mesi di vertenza, anche quando la situazione stava volgendo al peggio.
E’ il deputato di FdI Francesco Michelotti lo ha sottolineato, riconoscendo ai sindacati l’intraprendenza di tutelare al meglio i diritti dei lavoratori. “La fine della produzione è sicuramente un qualcosa di brutto - ha evidenziato il parlamentare di FdI -. Questa però non è una resa, né una fine. È un segno di voler ripartire ancora con più determinazione verso un futuro che noi ci stiamo impegnando a assicurare ai lavoratori”.
Un’azione che secondo Eugenio Giani va promossa a livello collegiale. “Quante volte ci riempiamo la bocca nei convegni dicendo che la Toscana non può vivere solo di turismo ma deve rilanciare la manifattura - ha osservato il presidente regionale -. Ora, vista la possibilità di avere un contenitore che è stato acquistato da soggetto a prevalente maggioranza di capitale pubblico, noi dobbiamo sotto questo aspetto dare quello sprint che porti a un'imprenditorialità sana a investire per il futuro, con produzioni che abbiano un mercato e che quindi assicurino anche quell'orizzonte temporale di poter investire e dare nuovo rilancio”.
A rendere omaggio ai lavoratori in viale Toselli è arrivato anche il cardinale Augusto Paolo Lojudice. Il prelato non si è mai tirato indietro dal sostenere la causa occupazionale, partecipando a marce e iniziative. “Ci auguriamo che chi di dovere e tutte le frange politiche siano anche sulla reindustrializzazione un po’ compatte per dare una risposta significativa, univoca a questo dramma, che oggi vede una sua conclusione - ha affermato l’arcivescovo -. Tuttavia abbiamo qualche speranza in più che possa vedere anche una nuova alba e questo ce l'auguriamo tutti”.
Parole rilanciate dal vicesindaco Michele Capitani, così come dai rappresentanti nazionali dei sindacati, tornati ancora volta a Siena per mandare un segnale di vicinanza ai lavoratori. “Ognuno ha fatto la sua parte. Adesso il sistema industriale batta un colpo”, ha puntualizzato la segretaria della Fiom Barbara Tibaldi. “È necessario e fondamentale che la comunità di Siena rimanga monolitica su questa vertenza”, ha aggiunto Massimilano Nonis della Fim Cisl, mentre Gianluca Ficco della Uilm ha dichiarato: “Noi questa vertenza la terremo aperta finché non si sarà trovato un investitore”.
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