Il caso
Paola Piomboni
Il semestre filtro per l’accesso alla facoltà di Medicina ha dato risultati poco edificanti a livello nazionale, e Siena non fa eccezione. E’ notizia di questi giorni che il nuovo metodo per regolare gli ingressi sui banchi, che doveva rendere meno rigidi i paletti imposti dai vecchi test d’ingresso, si è rivelato un boomerang, con percentuali di ammissione risibili rispetto ai candidati desiderosi di intraprendere la carriera col camice. All’Ateneo senese, all’inizio dell’anno, gli iscritti erano 467, ma nel corso dei mesi una cinquantina hanno abbandonato. Infine, sono arrivati i due appelli in fisica, biologia e chimica, e solo chi ha superato tutti e tre gli esami ha oggi la certezza di poter proseguire gli studi.
“Solo in 17 – analizza la situazione Paola Piomboni, delegata alla didattica dell’Università di Siena – hanno avuto esito positivo in tutte e tre le materie, ma qualcuno ha rifiutato il voto. In definitiva, sono pochissimi i ragazzi che ce l’hanno effettivamente fatta”. I numeri sono impietosi: “Al primo appello solo il 12% ha superato fisica, il 43% ce l’ha fatta con biologia e il 25% ha avuto successo in chimica. Il numero complessivo di iscritti tra primo e secondo appello era lo stesso, ovvero 391 e 384, ma è cambiata la partecipazione: in 46 non hanno sostenuto biologia, 9 non hanno affrontato fisica e 20 hanno accantonato chimica”. E c’è poi il discorso dei voti rifiutati... “Infatti. Quelli che li hanno accettati tutti e tre sono pochissimi, c’è chi magari ha preso 18 e ha preferito ritentare, anche se magari non sapeva che in questo modo rischiava la non ammissione. Su questo punto c’è stata confusione, tanto è vero che c’è chi sostiene che il test di fisica del secondo appello fosse più ostico rispetto al primo. Un dato che fa riflettere, visto che a livello nazionale lo aveva passato solo il 10% dei candidati”.
Adesso cosa succederà? I banchi della facoltà rimarranno semi vuoti e i professori terranno lezioni solo per pochi adepti? “Non lo sappiamo - ammette Piomboni. - Aspettiamo che escano dei Decreti ministeriali al riguardo. Circolano varie ipotesi, una è che venga fatta una graduatoria di tutti gli studenti per riempire i posti, ammettendo prima quelli con tre sufficienze, poi quelli con due e, nel caso, quelli con una, mantenendo il debito formativo”.
Sull’argomento interviene a gamba tesa l’associazione studentesca Cravos Siena, che analizza tutti gli aspetti del fallimento del semestre filtro. “Questo - dicono i rappresentanti - è un sistema che costringe migliaia di ragazzi a un anno di incertezza, stress e ansia, con costi aggiuntivi a carico delle famiglie, che non sanno se i propri figli saranno ammessi né in quale città potranno proseguire gli studi. La selezione non è stata eliminata: è semplicemente rinviata di qualche mese, mentre il numero di posti disponibili è rimasto praticamente invariato. I dati del primo appello parlano chiaro: con test estremamente difficili, meno del 15% risulterebbe idoneo. Il rischio ora è di non riuscire a coprire neppure la metà dei posti disponibili: ciò danneggia gli studenti e mette in difficoltà le amministrazioni universitarie e gli enti per il diritto allo studio, costretti ad adattarsi a cambiamenti continui”.
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