Il caso
Chiara Ferragni in Tribunale per la sentenza
Chiara Ferragni è stata assolta dall'accusa di truffa aggravata nel processo sul cosiddetto "Pandoro Gate", che ha tenuto banco per anni tra social media, polemiche e indagini giudiziarie. La vicenda ruota attorno a presunte comunicazioni ingannevoli legate a prodotti dolciari promossi come benefici.
Cos'era il "Pandoro Gate"
Il "Pandoro Gate" nasce nel dicembre 2023 da una campagna natalizia per il pandoro "Balocco Pink Christmas", venduto al doppio del prezzo standard e pubblicizzato da Ferragni come destinato a finanziare un macchinario per l'ospedale Regina Margherita di Torino contro i tumori infantili. Simile episodio con le uova di Pasqua "Dolci Preziosi" (2022), legate a progetti per l'autismo: i consumatori credevano che parte del prezzo andasse in beneficenza diretta, ma la donazione era separata e minima rispetto alle vendite. Lo scandalo esplode quando Balocco chiarisce di aver donato solo 50mila euro, innescando accuse di socialwashing e indagini dell'Antitrust.

Chiara Ferragni in posa con pandori finiti nella bufera
La cronologia giudiziaria
Nell'estate 2023 arriva la multa Antitrust da 1 milione di euro a Fenice (società di Ferragni), più sanzioni a Balocco, per pubblicità ingannevole; Ferragni dona 1,1 milioni in beneficenza ammettendo un "errore di comunicazione". A gennaio 2025, rinvio a giudizio a Milano per truffa aggravata, con profitti ingiusti stimati in 2,2 milioni di euro tra 2021 e 2022. L'udienza predibattimentale è partita il settembre 2025, con richiesta di condanna a 1 anno e 8 mesi a novembre 2025 avanzata dal pm Fusco e Barilli, mentre la difesa ha negato il dolo.
Processo e assoluzione
Ferragni, Fabio D'Amato (ex manager) e Francesco Cannillo (Cerealitalia) optano per rito abbreviato; Ferragni versa altri risarcimenti per 3,4 milioni totali, chiudendo il fronte amministrativo. Oggi il giudice Ilio Mannucci Pacini assolve tutti: "non luogo a procedere per remissione di querele" o estinzione del reato, confermando l'assenza di truffa dolosa. "Sono molto felice, è finito un incubo", ha detto l'imprenditrice dopo il verdetto. "Ringrazio i miei avvocati e i miei follower che, per due anni, mi hanno sostenuta fino a qui. Siamo tutti commossi, grazie ai miei avvocati e ai miei followers".

Chiara Ferragni all'ingresso in aula
I motivi del proscioglimento
Il proscioglimento è giunto per motivi tecnici: nell'imputazione dei pm era presente l'aggravante della "minorata difesa" da parte degli utenti online, che rendeva la presunta truffa procedibile d'ufficio, senza denunce. Il tribunale non l'ha riconosciuta, ed è caduta, dal momento che Codacons e l'Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi - le quali avevano raccolto le denunce - già un anno fa avevano ritirato le querele dopo aver raggiunto un accordo risarcitorio extragiudiziale. Da qui il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa "semplice".
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