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SIENA

Il 44% delle pmi senesi in mano agli over 60: è il dato più alto della Toscana

Carapelli (Confartigianato): “I passaggi generazionali si sono esauriti. Giovani poco propensi a rischiare”

Aldo Tani

25 Gennaio 2026, 05:30

Il 44% delle pmi senesi in mano agli over 60: è il dato più alto della Toscana

L’esperienza la fa da padrone a Siena. Secondo lo studio realizzato da Perpethua, società specializzata in operazioni di passaggio generazionale e M&A, chi guida le piccole e medie imprese nel territorio provinciale nel 44,6% dei casi ha più di 60 anni. A Firenze, che è seconda, questo dato scende al 40,4%. Poi c’è Livorno con il 40,1%. Tutte le altre sono sotto questa soglia, con Prato a chiudere la classifica che è ferma al 30,1%. L’età media di chi è al timone supera di poco i 56 anni.

Se la capacità di resistere nel tempo rappresenta un valore aggiunto, non si può non tenere in considerazione il rovescio della medaglia: i giovani (ma anche chi ha già qualche anno in più) non sembrano interessati a inseguire la strada imprenditoriale. O almeno non nell’accezione classica. “Uno dei grandi problemi è che i passaggi generazionali si sono arrestati - afferma Gabriele Carapelli, vicesegretario della sezione senese di Confartigianato - . I figli hanno sempre meno voglia di seguire le orme dei loro padri. Così si perdono competenze e peculiarità territoriali”.

Le ragioni dello scarso interesse sono molteplici, ma spesso si intersecano tra loro. Siena, agli occhi delle nuove generazioni, fa sempre più fatica a rappresentare un motivo per restare. In più i mestieri manuali non risultano abbastanza intriganti per cimentarsi in questo tipo di avventura.

A questo elenco si può aggiungere la mancanza di volontà di assumersi il rischio di impresa. “Essere imprenditori non significa solo avere una partita Iva - sottolinea Carapelli -. Ci sono tante difficoltà che talvolta neppure si notano. La burocrazia è uno di questi mali. Sullo stesso piano si può mettere i costi per chi fa impresa, a partire dalle tasse”. Pozioni magiche per uscire da questo circolo vizioso non ce ne sono. Però il dirigente di Confartigianato quale proposta la mette nero su bianco: “Servirebbe un maggior supporto dal tessuto bancario locale, perché molto spesso l’accesso al credito è complicato. Inoltre si potrebbe pensare a unire più imprese, a patto che siano collegate, in un unico spazio. Le misure adottate dal Comune per favorire le imprese artigiane nel centro storico sono positive. Speriamo che possano fornire soluzioni di lungo periodo”.

Un segnale potrebbe arrivare presto anche dalla Regione. Il presidente Eugenio Giani ha incontrato i rappresentati del Consiglio di presidenza di Confindustria Toscana. “La riunione - hanno fatto sapere dalla Regione - ha avuto lo scopo di confrontarsi sulle criticità in corso e che riguardano l'economia toscana, per programmare meglio gli interventi futuri e i bandi e gli interventi da finanziare coi fondi europei: reindustrializzazione, energia, rifiuti, competitività dei distretti, strade e collegamenti da sviluppare alcuni dei temi toccati”.

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