Arte
Caterina Zei e il Duomo di Siena
Chi entra nel Duomo di Siena pensando di trovarsi solo davanti a un capolavoro dell’arte e della spiritualità rischia di perdersi una storia ancora più profonda: quella che è scritta nelle sue pietre. È proprio questo l'obiettivo di chi ama il geoturismo, che invitano a scoprire una chiave di lettura inaspettata della Cattedrale, trasformando la visita in un vero viaggio nel tempo geologico.
L’esperienza inizia dall'esterno, lasciandosi rapire dall’inconfondibile alternanza cromatica della facciata. Il bianco del marmo di Carrara dialoga con il nero-verde della serpentinite, una roccia che non è solo una scelta estetica, ma un frammento di antichi fondali oceanici testimoni di oceani scomparsi milioni di anni fa. Proprio qui, soffermandosi sul sagrato, è possibile scorgere nelle lastre di pietra rosse del rosso ammonitico le forme a spirale delle ammoniti, fossili che vivevano queste antiche acque.
Proseguendo verso la Nuova Cattedrale, l’ambizioso progetto medievale rimasto incompiuto, la geologia smette di essere decorazione e diventa sfida strutturale. Oltre alla peste del 1348, furono anche i limiti del sottosuolo a fermare i lavori: il complesso poggia infatti su un’altura caratterizzata da un'alternanza di livelli sabbiosi, ciottoli e argille, materiali poco adatti a sorreggere una struttura così imponente. Questa fragilità si può notare a occhio nudo nelle fratture che solcano i blocchi di marmo e nei tiranti di rinforzo sopra l’ingresso del Museo dell’Opa.
Un legame con la terra che si fa ancora più chiaro osservando la parete nuda che costeggia la scalinata esterna su cui si ergono i palazzi circostanti o scendendo nella cripta, dove il sottosuolo sabbioso si rivela chiaramente allo sguardo del visitatore.
Il vero scrigno geologico si svela però all’interno della Cattedrale: il pavimento è un mosaico straordinario, un catalogo di ben 16 pietre diverse provenienti dalla Montagnola senese e dai dintorni toscani. Marmi metamorfici chiari, gialli e neri si mescolano a rocce sedimentarie rosse in un compendio minerale unico al mondo. Per chi desidera approfondire questa narrazione scientifica, tutte le specifiche tecniche sono consultabili sul sito dell’Opera del Duomo e presso il Museo dei Fisiocritici, dove la memoria naturale di Siena viene custodita. Il Duomo si rivela così un organismo vivo, un invito a guardare oltre la superficie per scoprire che anche le pietre hanno storie sorprendenti da raccontare.
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