Monteroni d'Arbia
Il 2 giugno del 1946 non è solo una data sul calendario della storia italiana: la possibilità di votare concessa alle donne fu una soglia, un prima e un dopo che ha cambiato per sempre il rapporto tra cittadinanza e democrazia. Tra le tante che poterono dire la loro con la scheda c’è anche Nella Faleri, attualmente residente a Monteroni d’Arbia dopo una vita trascorsa in vari punti della zona. Classe 1915, ad aprile potrà soffiare su 111 candeline: una situazione che la colloca tra le persone con più anni a livello nazionale. Lucidissima e frizzante, si ricorda benissimo di quel giorno di ormai 80 anni fa. “Era una domenica - racconta - e dal podere andammo al seggio a Ponte d’Arbia con la macchina”.
- Quante donne eravate?
Tante. C’erano anche mio marito e altri amici, quindi servirono diverse auto perché tutti in una non ci si entrava
- Qual è il primo ricordo che le viene di quel giorno?
Era la prima volta che votavo, non era mai successo e ci tenevo. Però stavo anche male perché due giorni prima ero cascata e avevo battuto l’osso sacro. Ero appoggiata alla finestra di cucina e parlavo con un’amica. A quel tempo non c’erano le pantofole, si indossavano le scarpe con i chiodi, quindi al momento di salutarsi, mi spostai indietro e il piede mi rimase incastrato nelle mattonelle. Così finii in terra con violenza e persi i sensi: capirai, dopo la guerra eravamo tutti magri e deboli. Mi portarono sul letto e venne il dottore, che mi disse che con un colpo come quello si poteva anche morire. Anche ora, quando cambia il tempo, sento il fastidio.
- Quindi si può dire che ha rischiato di non vivere un giorno storico...
Mi fu consigliato di stare a casa, infatti, ma nonostante il dolore da impazzire, alla votazione ci andai lo stesso. Sentivo che era una cosa importante.

- Perché sentiva questa urgenza di andare alle urne?
Perché volevo la Repubblica, ma anche perché i contadini del posto erano tutti comunisti, ma io ero contro quella ideologia, e allora intendevo dire la mia e aiutare la Democrazia cristiana. Anche loro, infatti, non volevano che noi donne andassimo a votare.
- In che senso?
Mentre stavamo per partire, i braccianti del podere erano seduti e a guardarci e dicevano di rinunciare e di non stare a muoversi perché bastavano loro. Io però non potevo accettarlo.
- E così anche lei è entrata nella storia esprimendo la sua preferenza
Nella scheda c’erano 6 o 7 simboli, non me lo ricordo bene. Una fila da una parte e una dall’altra. Fui contenta di aver votato, da allora l’ho sempre fatto fino a quando ho dovuto smettere, a 100 anni, perché è sempre più difficile muoversi. Tanto sono vecchia, ho già votato abbastanza.
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