SIENA
David Rossi
Un'ora di audizione per dare conto delle ferite al volto di David Rossi. Quelle che per i consulenti della commissione che indaga sulla morte del manager, non sono compatibili con la caduta.
Secondo la perizia, condotta da Robbi Manghi e dal tenente Adolfo Gregori dei Ris e basata sulle fotografie scattate il 7 marzo 2013 (il giorno successivo al decesso), le lesioni sarebbero compatibili con una pressione del viso di Rossi contro i fili antipiccione e contro la sbarra di sicurezza.
Nel primo caso si spiegherebbero i tagli, come quello nel labbro inferiore o nell'area del naso, nell'altro le contusioni. Le ferite puntiformi sarebbero state originate dal terminale del filo.
I consulenti, per arrivare a queste conclusioni, si sono serviti di un manichino. Manghi ha parlato di "ferite non statiche", conseguenza del "dinamismo di una lotta". "Con il medico legale abbiamo ipotizzato uno scorrimento", ha aggiunto Gregori.
Il deputato Andrea Rossi ha chiesto se quanto riscontrato possa essere compatibile con l'ipotesi suicidaria. "Bisogna che Rossi abbia appoggiato il volto volontariamente su qualche oggetto. Quindi lo trovo quasi impossibile", ha replicato Manghi.
Rossi aveva fatto riferimento al perno centrale della finestra, come possibile punto di attrito. Gregori però ha ribattuto che per come è posizionato lo abbiamo escluso, cosi come causa della rottura dell'orologio.
Giachetti a quel punto ha chiesto se prima di trovarsi in quella posizione, il manager possa aver subito qualcosa, perché "mi sembra innaturale una persona che si suicida in posizione orizzontale".
"È una parte che ancora dobbiamo valutare", ha risposto Gregori, mentre Manghi, facendo un passo in più ha aggiunto: "Un colpo alla tempia, basta a far cadere una persona".
Per concludere il presidente Gianluca Vinci ha domandato se quella posizione così piegata, fosse frutto "di una forte presa sul braccio". "Certamente, è stato uno dei nostri punti di forza e di novità", ha ribattuto Manghi.
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