Sport
Matteo Betti, campione paralimpico
Matteo Betti ha acceso il braciere olimpico alla Lizza, a Siena, in occasione del passaggio della fiaccola nel viaggio nel Paese in direzione Milano Cortina. Lo schermidore senese è uno dei simboli dello sport in questa città, lui che ha preso parte a cinque edizioni delle Paralimpiadi vincendo due medaglie. E non si ferma qui, Betti, perché nella sua testa c’è Los Angeles, che significherebbe la sesta partecipazione per lui ai Giochi. “Ho letto di questo interessamento e di questo progetto - e devo dire che il mio primo pensiero è che nel 2040 non sarò più un atleta. Mi sarebbe piaciuto prendere parte a un’edizione dei Giochi in casa, Milano Cortina ci ha appena dimostrato cosa significhi avere un’Olimpiade nel proprio Paese e quale spinta il pubblico e i tifosi sanno e possono dare agli atleti”.
Sul progetto: “L’idea di un’Olimpiade diffusa che coinvolga vari territori, e tra questi la Toscana, è molto suggestiva ma al contempo merita sforzi economici notevoli. Servono un progetto ampio, infrastrutture e impianti adeguati. Dico che in Toscana abbiamo una preparazione di primissimo livello per quel che riguarda la cultura paralimpica, e anche tanti atleti: eravamo in due da questa regione, mentre adesso siamo in sette o otto che possono qualificarsi per le prossime edizioni”.
Betti è possibilista: “Sono veramente curioso di vedere quel che succederà e come questo progetto verrà portato avanti. Un atleta non dirà mai di non volere un’edizione delle Olimpiadi nel suo Paese: sarebbe un sogno vivere a casa un’edizione dei Giochi”.
Le Olimpiadi di Milano Cortina si sono concluse, e tra poco prenderanno il via le Paralimpiadi: “Le Olimpiadi sono state meravigliose - commenta Matteo Betti. - Io sono un atleta paralimpica e quindi prima di dare un giudizio definitivo su questi Giochi non posso che aspettare per vedere quale sarà l’organizzazione delle Paralimpiadi. L’Olimpiade diffusa è qualcosa di particolare, che non ho mai vissuto e alla quale non sono abituato: forse è più dispersiva, ci sono meno incontri tra atleti, ma probabilmente in futuro si andrà sempre più spesso verso formule di questo tipo”.
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