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L'intervista

Jacopo Vagaggini, dalle impronte famigliari a miglior enologo d'Italia: "Dazi e crisi, il comparto può trovare nuovi sbocchi"

Il punto del giovane professionista senese: "Il progetto Enoteca Italiana conferirà a Siena una posizione di centralità nel panorama vitivinicolo nazionale"

Claudio Coli

02 Marzo 2026, 13:18

Jacopo Vagaggini

Jacopo Vagaggini

Il mondo del vino è sempre più centrale per l’economia del territorio senese, come ci ricorda annualmente il valore della produzione, e culla talenti ed eccellenze pronte a emergere. Anche se qualcuno è già riuscito a ritagliarsi un proprio ruolo. Tra questi c’è Jacopo Vagaggini, 34 anni, di professione enologo, nel 2023 nominato miglior enologo d’Italia da Vinoway Italia, influente magazine di enogastronomia e enoturismo. Vagaggini, senese e contradaiolo del Nicchio, figlio e nipote d’arte – nonno Francesco e babbo Paolo entrambi rinomati enologi – rappresenta quella nuova generazione di professionisti capaci di apportare modernità, sostenibilità ed innovazione mantenendo sempre il sacro rispetto per l’identità territorialità dei prodotti e il suo pregio.

Dopo un percorso di studi all’estero, tra Oxford e Bordeaux, e le prime esperienza lavorative in Argentina, nel 2016 Vagaggini è rientrato in Italia per affiancare il padre nel lavoro di consulenza, che porta avanti per numerose e prestigiose aziende vinicole in tutta Italia. E al contempo lavora alla creazione di raffinati vini per l’azienda di famiglia, Amantis. Una passione quella per il vino, che si tramanda nella sua famiglia da generazioni.

Che soddisfazione è stata l’incoronazione di Vinoway come miglior giovane enologo d'Italia? Ci può raccontare un aneddoto?

"Ho rischiato seriamente di non ricevere il premio. E per colpa mia. Il giorno in cui la redazione Vinoway voleva comunicarmi la bella notizia, ero in sala degustazione, completamente immerso negli assaggi. È un momento di massima concentrazione: non rispondo mai al telefono. Così ho rifiutato la chiamata. Due volte. Il giorno dopo mi squilla di nuovo il cellulare. Numero sconosciuto. Convinto fosse la solita promozione, rispondo in modo sbrigativo e riaggancio. Qualche giorno più tardi mi chiama il presidente di Assoenologi: la redazione Vinoway stava cercando di contattarmi da una settimana per annunciarmi il premio. Ancora oggi ci scherzo col caro amico Davide Gangi, presidente di Vinoway. Anche se, a dirla tutta, questa non me l’ha mai perdonata".

Dazi, inflazione, crisi: come sta veramente il mondo del vino e come può reagire?

"Il nostro settore è storicamente abituato alle fluttuazioni di mercato, ma quella che stiamo attraversando oggi è più severa del solito. I dazi non sono di per sé un problema insormontabile; è piuttosto l’incertezza che generano a creare una paralisi del mercato. Credo tuttavia che le crisi possano essere un importante momento di riflessione e di cambiamento: come professionista guardo sempre alle soluzioni, mai ai problemi. Ad esempio si possono trovare nuovi sbocchi commerciali, percorrendo strade che non sono state ancora battute: è la teoria dell’oceano blu, ovvero cercare di concentrarsi su nuovi percorsi. Credo anche che si debba semplificare la proposta, oggi troppo diversificata, tornando a fare meno prodotti ma di grande qualità e personalità. Spesso le aziende hanno troppe referenze, strategia che nasce da momenti di crisi come questo, dove si cercano soluzioni in ogni dove: la grande conquista si ottiene puntando la prua alla meta, senza farsi travolgere dalle onde".

Quanto ancora può diventare importante questo comparto d'eccellenza per il territorio senese?

"Il settore vitivinicolo è già oggi un settore trainante per il nostro territorio senese. Ricordiamoci che Siena si colloca al centro del triangolo d’oro dell’enologia: Chianti, Montalcino e Montepulciano. L’agricoltura fa parte del nostro dna: come dice sempre mia mamma, chi prima chi dopo veniamo tutti dalla campagna. Rimango piacevolmente colpito quando vedo amici, provenienti da altri settori di attività, che si spostano nel settore del vino".

In cosa si può e deve migliorare?

"È fondamentale non sottovalutare l’importanza della formazione, che è spesso carente: il nostro è un lavoro strutturato, dove le figure professionali devono essere competenti e preparate nella propria materia. Oggi non ci si può improvvisare enologi: oltre a commettere un illecito, questa professione richiede una preparazione approfondita e solide conoscenze scientifiche".

Sei coinvolto tra gli altri nel progetto di rilancio dell'Enoteca, che guarda ai giovani: come procede e che leva può essere per la città?

"L’Enoteca Italiana Siena è un progetto bellissimo, che conferirà a Siena una posizione di centralità nel panorama vitivinicolo nazionale. Non parliamo soltanto di un’importante Enoteca, quanto di un hub ricco di possibilità di espressione, tra cui degustazioni, percorsi multisensoriali e didattici, supporto all’intera filiera. I giovani diventano fondamentali nell’identificare gli aspetti di maggiore interesse del progetto, così da conferirgli un taglio moderno, attraente, futuribile. Io stesso confesso di non essere mai stato un assiduo frequentatore dell’Enoteca Italiana: mi sono quindi interrogato del perché, di cosa mancasse, di cosa si potesse fare per rendere questo progetto unico ed emozionante".

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