La querelle
Tomaso Montanari, rettore Unistrasi
“Nessun deputato ha il diritto di chiedere le dimissioni di un rettore”. Tomaso Montanari non ne vuole sapere di cedere l’ultima parola ai sodali della premier Meloni. Che si tratti del deputato Francesco Michelotti o del presidente del Senato Ignazio La Russa. Un evento sul genocidio a Gaza si trasforma perciò nell’occasione di replicare, allungando così il contenzioso con gli esponenti di Fratelli d’Italia. “Io non chiedo le dimissioni di deputati che partecipano a manifestazioni in cui ci sono rappresentanti di CasaPound di Firenze. Non mi permetto di farlo da rettore e vorrei lo stesso rispetto”, chiarisce il vertice dell’Università per Stranieri di Siena.
“Per cui negli affari dell’Università entra solo l’Università - prosegue il rettore senza stemperare i toni -. Sarà il caso che lo capiscano, perché non era così nel ventennio fascista”. Un riferimento che ritorna spesso negli interventi di Montanari e, a prescindere dal contenuto (in questo caso tutta la querelle ha preso spunto da un giudizio sul governo e sul sostegno dello stesso al fronte del sì), lo ha posto spesso nel mirino degli esponenti di centrodestra: dal livello nazionale a quello provinciale. Come non è nuova la richiesta degli stessi di vedere il rettore fare un passo indietro dalla carica che ricopre nell’ateneo senese. A prendere le sue difese, con tanto di solidarietà, a questo giro è arrivata la Fiom Cgil. “Riteniamo inaccettabile e scandaloso che si chiedano le dimissioni del rettore o che venga minacciato di querela solo per aver criticato, seppur con toni forti, le scelte politiche del governo in merito al referendum sulla separazione delle carriere - evidenziano dal sindacato -. La libertà di espressione è il cuore pulsante della democrazia, è il diritto fondamentale che ci permette di vivere in una società libera e aperta”.
Un altro dei temi cari a Montanari è il genocidio a Gaza. Così, messe da parte per un attimo le polemiche sul referendum, il rettore ha chiarito il significato dell’appuntamento in piazzale Rosselli: “La presenza di uno studioso di linguistica come Massimo Arcangeli, che è molto attento all’uso contemporaneo delle parole anche in una proiezione mediatica, ci porta a parlare proprio della lingua: che cosa significa questa parola, quale storia ha, come viene usata. Credo che sia proprio parte del dovere delle università dare un contributo scientifico, con i propri strumenti, al dibattito pubblico”.
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