L'inchiesta
Izzedin Elzir, Imam di Firenze
“C’è assoluta fiducia nell’operato della magistratura, lasciamo lavorare chi di dovere”. Izzedin Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e Imam di Firenze e Colle di Val d’Elsa commenta così l’inchiesta della Dda di Firenze sul centro islamico del paese alle porte di Siena. Sotto indagine è finito il 36enne presidente dell’associazione Nur, che guida la realtà locale. L’ipotesi degli investigatori è di associazione con finalità di terrorismo. A carico dell’uomo è stata eseguita una perquisizione sia domiciliare che presso la struttura, con relativi sequestri di device e altri materiali. Gli investigatori attenzionano Monteroni d’Arbia fin dal 2022 e hanno accelerato le verifiche – per capire eventuali connessioni della comunità musulmana locale con cellule terroristiche - anche in virtù della situazione particolarmente calda in Medio Oriente.
“Siamo tranquilli – ancora Elzir – la realtà di Monteroni la conosco ed è positiva. In questi ultimi giorni di Ramadan pregheremo ancora di più. In attesa del lavoro degli inquirenti dico no ai pregiudizi – è il monito di Elzir - dobbiamo tutti collaborare”. Dello stesso avviso è Mohamed Salis, legale rappresentante della comunità musulmana senese. Che esprime netta sorpresa per l’indagine che riguarda il centro islamico di Monteroni d’Arbia. “Li conosco tutti molto bene, sono dei fratelli, persone perbene che lavorano e hanno famiglia: sono certo che si tratta di un malinteso, si tratta di accuse molto gravi. Trovo tutto assurdo”. L’appello di Salis, parimenti a Elzir, è affinché quanto accade non ingeneri danno alla comunità islamica: “La speranza è che adesso non si venga a creare della propaganda contro di noi – aggiunge – notizie del genere non ci fanno certo piacere, sono dannose per la nostra comunità, che spesso raggiunge le 200-300 persone”.
Nel frattempo le verifiche della Dda fiorentina proseguiranno, nel novero di un lavoro a 360 gradi, condotto dalle Procure di tutta Italia, per verificare la presenza nel paese di presunte cellule periferiche di terrorismo islamico. Nello specifico di Monteroni d’Arbia a far drizzare le antenne agli investigatori sarebbero state alcuni dialoghi fra i partecipanti alle attività del centro islamico, dove tra le altre si facevano riferimenti a Isis e Gaza. Dialoghi intercettati con cimici piazzate all’interno del Centro. L’inchiesta però non sarebbe collegata con quella partita dalla procura di Genova sul presunto finanziamento ai terroristi di Hamas.
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