Siena
La famiglia di Simone Casini, il 43enne camionista di Vivo d’Orcia morto in circostanze tragiche nel luglio 2022 a Isola d’Arbia dopo essere stato vittima di una truffa sentimentale, non si arrende. Nonostante la decisione del Tribunale di Siena di archiviare l’indagine (condotta dal pm Valentina Magnini) con l’ipotesi di istigazione al suicidio (maggio 2024) e la successiva conferma dell’esito a seguito dell’udienza di opposizione all’archiviazione, i genitori dell’uomo e il suo legale non si danno per vinti e proseguono la loro battaglia a caccia della verità. Non si crede in nessun modo alla tesi del suicidio e non si escludono altre piste, anche quella dell’omicidio: “Non c’è una dinamica che dimostri il gesto deliberato – assicura l’avvocato Enrico Valentini – vista la posizione in cui è stato trovato, la presenza degli occhiali. E non è mai stata fatta l’autopsia, nonostante l’avessimo chiesta attraverso un nostro consulente molto qualificato”.
Come si ricorderà, Simone Casini aveva intrecciato una relazione a distanza con una presunta ragazza 28enne spagnola, di Saragozza, conosciuta sui social, “Enriquetta”. Un rapporto strano perché i due non si vedevano ma solo si sentivano via messaggi e telefonate. Ma, nonostante ciò, il quarantatreenne era molto preso e avrebbe elargito nel tempo alla presunta donna ingenti somme, che i genitori del camionista, Ivano e Daniela, quantificano in circa 70 mila euro in 8 anni. L’uomo viveva la relazione come se fosse realmente fidanzato, cercando di dimostrarlo anche all’esterno con foto postate sui social che apparivano ritoccate ad arte, e nelle quali figurava questa fantomatica ragazza. La presa di coscienza, a un certo punto, di essere rimasto vittima di un raggiro, avrebbe indotto il 43enne a compiere un gesto insano, in preda alla disperazione. Da qui la richiesta della famiglia di indagare per istigazione al suicidio la persona che si celava dietro alla finta fidanzata, che al momento è in udienza preliminare a Napoli per sostituzione di persona. “Portiamo avanti indagini difensive, stiamo raccogliendo nuovi elementi – fa sapere l’avvocato Valentini – non posso dire di più perché siamo al lavoro, ma speriamo che l’indagine possa essere riaperta, vorremmo almeno che si approfondisse, che possa essere fatta chiarezza”.
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