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Disturbi alimentari, Celentano (Aidap Rep): “Il cibo non è un nemico”

L’appello della rappresentante senese dell'associazione per affrontare un problema diffuso: “Attenzione ai falsi miti dei social”

Aldo Tani

16 Marzo 2026, 05:00

La specialista

Chiara Celentano dell'Aidap insieme a Giorgio Perinetti

Per chi soffre di disturbi alimentari potrebbe essere un giorno come un altro. Non lo è però per chi non conosce la malattia da vicino e magari nella Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, in programma ieri, trova uno spunto di riflessione. E magari un motivo per informarsi, visto che come spiega Chiara Celentano, rappresentante Aidap Rep di Siena, “nessuno si può essere sentire esente da questo patologia”.

- Qual è la difficoltà maggiore per chi come lei si occupa di ricerca e prevenzione?

Convincere le persone a parlarne. Prima ancora però è necessario che i soggetti interessati dai disturbi prendano consapevolezza che esiste un problema. Fatto questo primo passo, il più difficile perché serve la volontà personale, allora può entrare in campo l’aiuto. Voglio essere chiara su un punto, i disturbi alimentari si curano come ogni altri patologia.

- Non è un problema legato solo al cibo, giusto?

C’è uno stimolo costante a focalizzarsi sul peso e sulla forma fisica. Di conseguenza i comportamenti che ne conseguono sono basati sul mantenere certi standard che ci siamo prefissati, non prestando sufficiente attenzione ai pericoli.

- In tutto ciò i social non aiutano.

Direi che sono dannosi. Guardare immagini video di corpi perfetti ha effetti devastanti sugli adolescenti che non hanno gli opportuni strumenti per difendersi. Questo vale sia per le femmine che per i maschi, che sono soggetti a vigoressia.

- In che senso?

Si pensa di non essere abbastanza muscolosi e allora si insegue tutti i comportamenti, ampiamente diffusi dagli influencer, che possono essere molto rischiosi. E parlo di salute a tutto tondo, perché i regimi iperproteici potrebbero mettere a repentaglio il buon funzionamento dei reni. Si finisce con il negarsi una pizza o altri piaceri alimentari nella convinzione di poter rovinare la nostra estetica. Per non parlare del pericolo di scivolare nell’utilizzo di sostanze dopanti.

- Lei ha girato molto in compagnia di Giorgio Perinetti, dirigente calcistico molto amato a Siena e padre costretto a piangere la morte della figlia proprio a causa dei disturbi alimentari. Come reagiscono i ragazzi ai suoi racconti?

Intanto voglio dire che il 9 aprile saremo alla Biblioteca degli Intronati per presentare il suo libro. Un atto di coraggio dopo quello che ha passato, che è anche il messaggio trasmesso alle persone incontrate. Non si deve aver vergogna di parlarne di questi disturbi: alimentari o in generale mentali. Ogni vita si può riprendere in mano.

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