SIENA
Il carcere di Santo Spirito
Carenza di personale, sovraffollamento, introduzione illecita di telefoni cellulari. Sono i principali problemi che affliggono le carceri della provincia, quello di Santo Spirito nel capoluogo e quello di Ranza, a San Gimignano. Entrambe le case circondariali vivono un autentico paradosso: le unità richieste di Polizia Penitenziaria sono state assegnate ma poi distaccate altrove.
Partendo dal carcere di Santo Spirito, al momento la situazione è relativamente tranquilla ma chi lavora al suo interno vive numerose criticità, come spiega Claudio Benzo, vicesegretario regionale Sappe, il sindacato autonomo Polizia Penitenziaria. “La convivenza con la popolazione carceraria attualmente è serena – spiega – ma lo scorso anno abbiamo vissuto un’estate tumultuosa. Si è verificata infatti una rivolta dei detenuti che ha costretto l’intervento di una squadra speciale, il POR, un gruppo operativo regionale”.
Benzo segnala un certo sovraffollamento, “il carcere può ospitare fino a 56 reclusi, ma ad oggi sono 75”, e una atavica mancanza di personale di Polizia Penitenziaria. “Mancano almeno dieci unità e in particolare i sottufficiali, e abbiamo solo un ispettore. Questo fa sì che alcune mansioni a loro demandate siano espletate da personale con gradi inferiori: la sorveglianza viene svolta dagli agenti scelti”. Il carcere – negli ultimi mesi salito agli onori delle cronache per alcuni episodi di introduzione illecita di dispositivi cellulari e anche stupefacenti - vive un vero e proprio paradosso: dopo varie battaglie sindacali le invocate nuove unità sono arrivate, ma poi distaccate altrove. “Sono sette le persone che dovevano lavorare qui e invece fisicamente sono altrove, è un problema grave”, nota Benzo.
La stessa “beffa” l’ha subita Ranza, dove i distaccati sono invece 30-40 agenti. “Anche a San Gimignano c’è carenza di personale e una difficoltà a gestire detenuti psichiatrici che in questo tipo di carcere non potrebbero stare, si rendono autori di numerose aggressioni”, evidenzia ancora Benzo. In Val d’Elsa in particolare è in costante aumento l’ingresso illecito di telefoni cellulari mediante l’uso dei droni, telecomandati dall’esterno. Una tecnica in ascesa che permette di fornire, specialmente a reclusi legati alle organizzazioni criminali, i mezzi per comunicare con l’esterno. In un caso una persona che manovrava i droni, individuata dai carabinieri, è stata arrestata. “Ne entrano tanti – spiega il vicesegretario Sappe – noi ci stiamo attrezzando a livello tecnologico per intercettarli ma non è facile”.
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