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La storia

Siena, la giornata da rider di Mudassar: "Sempre di corsa, se non siamo veloci non ci pagano"

Il pakistano racconta la quotidianità: "Non facile muoverci in centro. Tra di noi ci consigliamo sul codice della strada e Siena ci aiuta”

Claudio Coli

01 Aprile 2026, 05:16

rider siena

I rider in protesta chiedono più tutele

“Non è facile per noi muoverci dentro il centro storico di Siena, ma cerchiamo di prestare la massima attenzione: dobbiamo essere veloci nelle consegne, sennò non ci pagano”. Mudassar, cittadino pakistano da 5 anni a Siena e di professione rider, spiega così le difficoltà che vive quotidianamente a lavoro al pari dei colleghi.

A Siena, come in tante altre città italiane il numero di fattorini impiegati nel food delivery è aumentato vertiginosamente, e sono cresciuti di pari passo anche i rischi per la sicurezza stradale, vista la diffusa circolazione di bici elettriche e motorini che imperversano a velocità sostenute nel complesso contesto del centro storico.

Alcuni giorni fa in via Duprè la e-bike guidata controsenso da un rider fuori servizio ha travolto una donna e la nipotina di due anni nel passeggino, senza per fortuna conseguenze gravi. Un episodio che ha riacceso la discussione sul tema, portando anche il sindaco Nicoletta Fabio a prendere posizione, in riferimento alla necessaria sicurezza stradale e al fenomeno in generale.

“Vorrei intanto dire che la persona coinvolta nello scontro non stava facendo le consegne, era fuori servizio” premette Mudassar, che assicura. “Cerchiamo di prestare la massima attenzione alla sicurezza e al rispetto del codice della strada – spiega – abbiamo una chat fra noi rider dove ci scambiamo informazioni e indicazioni, e ci dà una mano anche il sindacato, con spiegazioni e consigli”. Il rider ammette che “le biciclette spesso sono fonte di pericolo”, ma spiega che la velocità è un requisito per sopravvivere. “Abbiamo pochissimo tempo per fare le consegne – sottolinea – e quando non riusciamo a rispettare gli orari, l’ordine viene ritirato o non ci pagano”.

La rapidità richiesta si scontra spesso con le caratteristiche morfologiche del centro storico senese, fra salite impervie, pedoni, regole dello Ztl da rispettare. “Molti clienti capiscono che per noi non è facile raggiungere alcune case o punti della città – ancora Mudassar – e talvolta ci vengono incontro per ritirare i prodotti. C’è un buonissimo rapporto con la popolazione”. Il rider segnala anche che molti colleghi si sono imbattuti in multe per gli ingressi nelle zone a traffico limitato. “Abbiamo fatto una riunione in Comune e attendiamo di farne un’altra, speriamo di sistemare la problematica” riferisce il ciclofattorino, che analizza così la sua condizione lavorativa, spesso e volentieri alla stregua dello sfruttamento: “Rispetto a prima è migliorata, sia a livello economico che in termini di sicurezza, ma attendiamo risposte dai tribunali per vedere migliorate le tutele della categoria”.

Mudassar è uno dei tanti cittadini arrivati a Siena dal Pakistan durante l’ondata degli anni scorsi, quale situazione vive attualmente la comunità? “Tanti connazionali non vengono più qua come in passato – fa sapere – e questo è un bene anche per noi che viviamo e lavoriamo in città”.

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