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La storia

La partita più difficile di Giorgio Perinetti: "Dal dolore nasce un'opportunità"

L'ex ds del Siena ha presentato agli Intronati il libro sul dramma della figlia Emanuela, 34enne morta di anoressia: "Non ho visto arrivare i segnali del tormento, non ho potuto salvarla. Adesso aiuto chi soffre a uscire allo scoperto"

Claudio Coli

10 Aprile 2026, 06:00

Giorgio Perinetti

Giorgio Perinetti

Le partite più difficili della vita Giorgio Perinetti l’ha affrontate perdendo a distanza di pochi anni sia la moglie, scomparsa a 49 anni nel 2015, che la figlia di 34 anni, morta per anoressia, nel 2023. Due tragedie che avrebbero distrutto la vita chiunque. Ma l’ex ds del Siena non ha voluto arrendersi, trasformando, come lui stesso spiega, “il dolore in opportunità”. Come? Scrivendo un libro (dal titolo “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”) che è un vero cazzotto nello stomaco per come racconta in modo nudo e crudo la sua esperienza. Ma che vuole andare oltre, infondendo il coraggio a chi soffre di anoressia, di parlare del problema e curarlo, aiutando anche i genitori.

Emanuela, giovane manager in carriera di 34 anni, è stata divorata in poco tempo da una patologia perfida, negata e nascosta fino all’ultimo. “Non ho visto arrivare i segnali del suo tormento”, ha spiegato Perinetti, che ha presentato l’opera ieri pomeriggio alla biblioteca degli Intronati, visibilmente emozionato e provato. “Qui ho tanti amici e fratelli” ha detto. “C’era stato un episodio solo quando era piccola, a Siena, che risolvemmo grazie al dottor Causarano. Nessun’altra avvisaglia. Non conoscevo il problema, ero smarrito – è il dramma vissuto - lei non ne parlava, ha inventato un muro di bugie, addirittura che era malata di tumore: ho scoperto tutto quando, il giorno del fantomatico intervento, in realtà era a lavoro a Montecarlo”.

Mia figlia non voleva curarsi, diceva che stava bene, purtroppo non ci sono norme che obbligano le persone a curarsi, non ho potuto obbligarla a salvarsi. Ebbe un sussulto solo alla fine, quando tentò di mangiare”. Perinetti era restio a scrivere il libro, ma il successo di una intervista concessa al Corriere della Sera, e soprattutto la possibilità di aiutare il prossimo, l’ha convinto ad aprirsi. “Il mio dolore diventa un’opportunità per altri, Emanuela non ce l’ha fatta, ma tante altre Emanuele ce la possono fare a sconfiggere un mostro che alberga in troppi ragazzi”.

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