Siena
Romano Luperini
E’ morto oggi a Siena Romano Luperini, uno dei più importanti critici letterari italiani contemporanei. Nato a Lucca nel 1940, è stato tra i più autorevoli studiosi della letteratura italiana del secondo Novecento e dell’età contemporanea. Ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Siena e ha ricoperto il ruolo di professore aggiunto presso l’Università di Toronto. Ha pubblicato saggi su Verga, Montale, Pirandello, Tozzi. La sua morte segna una grave perdita per l’intero panorama intellettuale italiano. Il suo lavoro ha accompagnato la formazione di innumerevoli studenti nel corso dei decenni, il cognome dello studioso evoca immediatamente lo studio dei classici.
I messaggi di cordoglio
Così l’assessora regionale alla cultura, università e ricerca, Cristina Manetti, ricorda il critico e accademico scomparso: “Perdiamo una delle voci più autorevoli e lucide della critica letteraria italiana, un intellettuale capace di coniugare rigore scientifico e passione civile. Il suo lavoro ha segnato profondamente gli studi sulla letteratura moderna e contemporanea e ha contribuito in modo determinante alla formazione di generazioni di studenti, insegnanti e studiosi”.
“Luperini - prosegue Manetti- ha saputo leggere i grandi autori del Novecento. Alla sua famiglia, ai colleghi dell’Università di Siena e a tutta la comunità accademica va il cordoglio della Regione Toscana, che riconosce in Romano Luperini una figura centrale della cultura italiana”.
Il rettore dell’ateneo senese, Roberto Di Pietra esprime il cordoglio suo e di tutta la comunità universitaria per la scomparsa del professor Romano Luperini. Questo il ricordo del professor Riccardo Castellana, docente del dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne, che è stato suo allievo: “Per molti anni tra i docenti più rappresentativi della vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, Romano Luperini è stato un protagonista della vita politica e culturale italiana degli ultimi cinquant’anni. Lascia di dietro di sé un grande vuoto, ma anche il ricordo affettuoso e riconoscente di tantissimi allievi”.
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