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Il processo

Condanna a 6 anni confermata, Portanova non molla: "Sono innocente, andrò avanti all'infinito"

L'avvocato della ragazza: "Per lei finisce un incubo". Babbo Daniele: "Mio figlio è diventato un bersaglio"

Claudio Coli

17 Aprile 2026, 05:15

 Manolo Portanova

Il calciatore Manolo Portanova

Nessuno sconto di pena da parte della Corte di Appello di Firenze: i giudici hanno confermato la pena a sei anni di reclusione per Manolo Portanova, il calciatore della Reggiana, e per lo zio Alessio Langella, entrambi accusati di violenza sessuale di gruppo e lesioni su una studentessa dell’Università di Siena per un episodio avvenuto nel maggio 2021 in una casa nel centro storico senese (coinvolto anche il fratello William, ai tempi minore giudicato in via definitiva in separata sede). La Corte ha accolto la richiesta del procuratore generale di confermare le condanne già comminate dal giudice Ilaria Cornetti del Tribunale di Siena, che li aveva giudicati con il rito abbreviato nel 2022. Il verdetto è arrivato poco dopo le 17, alcune ore dopo la chiusura della discussione tra le parti della mattinata. In aula a porte chiuse sono state protagoniste le difese (l’avvocato Gabriele Bordoni per Portanova e il collega Domenico Dello Iacono per Langella) con le loro arringhe, e gli stessi imputati, i quali hanno preso la parola per alcune dichiarazioni spontanee. Dichiarandosi innocenti, hanno brevemente spiegato il loro stato d’animo a seguito della vicenda che li ha visti coinvolti. Parole, in attesa delle motivazioni attese entro 90 giorni, che non hanno spostato i convincimenti della Corte che ha confermato la sostanza della sentenza di primo grado.

“Ha retto integralmente – afferma Claudia Bini, avvocato per l’associazione Donna Chiama Donna nel procedimento come parte civile – non è stata assolutamente intaccata. Il verdetto di primo grado era forte e basato su corposo materiale probatorio, è importante che casi come questi non vengano sottovalutati in presenza di personaggi molto conosciuti. Come sta la ragazza? È sollevata”. “Sono soddisfatto – ha aggiunto l’avvocato Meini – e la ragazza è strafelice. Mi ha detto che è finito un incubo”.

Ovviamente la decisione dei giudici scontenta il calciatore, che però non molla. “Non mi abbatto assolutamente per un'altra condanna – ha dichiarato - so di essere innocente e lo urlerò fino alla fine. C'è la possibilità di continuare all'infinito, io vado all'infinito. Io non posso perdere la mia vita calcistica. Non ho mai trattato male una persona e non la tratterò mai”. Tesi già sostenuta alla vigilia dell’udienza con un post su Instagram “combatterò per la mia innocenza, qualunque cosa accada io non mi fermerò”, aveva scritto. Da parte del suo club non ci saranno provvedimenti: resta a disposizione. Lato sportivo infatti è pendente una richiesta di radiazione il cui giudizio è sospeso fino alla formazione del giudicato penale. Amareggiato il suo legale, Gabriele Bordoni, che ricorrerà in Cassazione, “rimarremo fermi sui nostri pensieri, che sono stati leali, onesti e diretti fin dal primo momento” ha detto. A sostenere in aula il calciatore c’era anche mamma Antonia e babbo Daniele, ex bandiera della Robur, che nelle ultime settimane aveva rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda del figlio e sulla vittima, rilanciate dall’ex Juventus sui social, e ha commentato ulteriormente l'esito: "In Italia, per arrivare alla verità, serve un cadavere da piangere o un bersaglio da colpire. Mio figlio è diventato quel bersaglio". “Quei post ci hanno infastidito – ha detto l’avvocato Bini – la famiglia pare non abbia capito nulla di quello che è successo”.

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