L'intervento
L'avvocato Michela Rossi
Ha suscitato una selva di polemica l’emendamento al Decreto Sicurezza 2026 che prevede un compenso di circa 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nei rimpatri volontari. Una norma che ha scatenato accese polemiche, in quanto il provvedimento mira a incentivare le procedure di ritorno assistito. Ferma contrarietà da parte dei legali delle Camere Penali, tra cui quelli del territorio senese.
“Non la condividiamo affatto” – spiega l’avvocato Michela Rossi, presidente della Camera Penale di Siena e Montepulciano – “sia a livello pratico che deontologico. Non è possibile delegare a noi legali le attività di Polizia. È qualcosa di inattuabile e degradante” tuona Rossi. Che si associa alla presa di posizione dell’Unione delle Camere Penali italiani che ha bollato l’emendamento come una norma che “trasforma il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione”.
“È una previsione incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense: l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza” prosegue l’Unione delle Camere Penali, sottolineando la necessità di una funzione difensiva libera, indipendente e rivolta esclusivamente alla tutela dei diritti della persona assistita.
“Spesso – conclude l’avvocato Rossi – veniamo a conoscenza di storie tragiche di persone che spendono anche 7mila euro, rischiando la vita, per arrivare in Italia; come possiamo noi avvocati poter convincerli a tornare indietro?”.
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