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Il lutto

Addio ad Alex Zanardi: l'incidente sull'handbike in Val d'Orcia, l'operazione alle Scotte e l'inchiesta della Procura. Il ricordo

Il 19 giugno 2020 il tragico scontro con un camion durante la gara di beneficenza: a salvargli la vita fu il dottor Giuseppe Olivieri

Caterina Iannaci

02 Maggio 2026, 11:15

Alex Zanardi

Alex Zanardi

Era il 19 giugno 2020 quando sulle strade della Val d'Orcia, durante la staffetta di beneficenza "Obiettivo Tricolore" per il progetto "Race for Unity" delle Forze Armate, si consumò il secondo dramma della vita di Alex Zanardi. Un terribile incidente che tenne col fiato sospeso l'Italia e trasformò per sempre la vita del due volte campione del mondo di Formula 1 e leggenda dello sport.

Erano circa le 13:30 quando Zanardi stava percorrendo la Sp 146 a San Quirico d'Orcia a bordo della sua handbike. Partecipava alla sesta tappa della staffetta da 1700 km per sostenere le Forze Armate nella raccolta fondi contro Covid-19. Improvvisamente, la bicicletta sbandò invadendo la corsia opposta e ci fu l'impatto frontale con un camion Iveco, che fu violentissimo: l'handbike si disintegrò, Zanardi volò per metri finendo sull'asfalto subendo un trauma cranico gravissimo.

Il dottor Giuseppe Olivieri

Immediati furono i soccorsi: l'elisoccorso Pegaso 3 lo trasportò d'urgenza all'ospedale le Scotte di Siena. Arrivò in condizioni critiche, intubato e sedato. A salvargli la vita fu il dottor Giuseppe Olivieri, eccellenza della neurochirurgia del policlinico senese, con un'operazione d'urgenza decisiva, per consentire l'evacuazione di ematomi cerebrali multipli, la ricostruzione della volta cranica frantumata e la stabilizzazione dei parametri vitali. "Politrauma cranio-encefalico con lesioni DAI (diffuse assonali)", recitava il bollettino iniziale: prognosi riservatissima.

Nei giorni successivi, Siena e tutta Italia rimasero sulle spine: il 26 giugno fu eseguito un nuovo intervento neurochirurgico e tracheostomia e venne trasferito al reparto di rianimazione. Il 13 luglio, dopo 25 giorni, fu dimesso dalle Scotte e portato al San Raffaele di Milano per la riabilitazione intensiva, sempre amorevolmente accudito dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò, mentre successivamente tornò a casa, a Padova, per proseguire l'iter riabilitativo. A seguito del sinistro si aprì un'indagine, per verificarne le cause: fu un lungo anno a colpi di accertamenti, perizie, verifiche tecniche, che portò alla fine la Procura di Siena a stabilire l'incidente autonomo del campione e la totale estraneità dalle responsabilità da parte del camionista coinvolto.

Il caso fu archiviato dal gip non venendo infatti ravvisato "alcun nesso causale tra la condotta tenuta dall'autista alla guida dell'autoarticolato, e la determinazione del sinistro stradale in seguito al quale Zanardi riportava gravi lesioni".

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