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Il caso

"Mi restano zero euro per vivere": il dramma di Fabrizio e il peso insostenibile delle rette RSA

Il faro di Spi Cgil su un disagio che riguarda molti. La storia dell'uomo, che percepisce una pensione di 1200 euro al mese e deve pagare il conto della Rsa per la moglie, da 1143 euro al mese

Vincenzo Battaglia

07 Maggio 2026, 16:32

Simone Pizzichi della segreteria Spi Cgil, Daniela Cappelli segretaria Cgil di Siena e Fabrizio Pinassi

Simone Pizzichi della segreteria Spi Cgil, Daniela Cappelli segretaria Cgil di Siena e Fabrizio Pinassi

La retta delle Rsa pubbliche sta diventando un problema per tanti pensionati e per le loro famiglie. Storie come quella di Fabrizio Pinassi, 77 anni, una moglie invalida al 100% e nessun figlio. Percepisce una pensione di 1200 euro al mese e deve pagare la retta della Rsa per la moglie che però ha un costo di 1143 euro al mese. Pinassi percepisce un assegno di accompagnamento di 550 euro, ma è quasi la stessa cifra che paga per il suo affitto mensile. A fronte di queste spese gli resta poco o nulla per poter vivere. Una situazione che riguarda tante persone e che è dovuta al Regolamento della Società della Salute.

La retta di una Rsa è composta da 59 euro di quota sanitaria, che serve per le cure della persone prese in carico, ed è un costo coperto dalla Regione. C’è poi però anche la quota sociale, che è relativa al vitto e all’alloggio, ed è a carico dell’ospite. Il Regolamento della Società della Salute stabilisce una parte fissa di 15 euro e una parte variabile calcolata sulla base dell’Isee dell’ospite, che nel caso di Fabrizio Pinassi porta la spesa a 36 euro al giorno. “Questa situazione - afferma Daniela Cappelli, segretaria dello Spi Cgil di Siena - ci ha posto in una condizione di grave difficoltà. In provincia di Siena molte persone anziane si trovano a dover assistere familiari ancora più anziani tra enormi ostacoli. Le famiglie sono in crisi e in diversi casi, per mantenere un parente in Rsa, hanno venduto la casa fino a esaurire i risparmi. Abbiamo sollevato il problema e chiederemo incontri a tutte e tre le Società della Salute della provincia. Quella di Siena è già stata informata, ma senza risultati concreti. Chiediamo che venga applicata una deroga”.

La Società della Salute Senese specifica però che questo caso è stato ampiamente valutato: “Se ne sono occupati più professionisti - afferma il presidente della Sds Giuseppe Gugliotti -. Sulla base della documentazione prodotta finora, non sussistevano i presupposti per l'applicazione di una deroga. Recentemente si è tenuto un incontro nel corso del quale è stato stabilito che la persona interessata presenterà ulteriore documentazione alla Società della Salute. Verificheremo se tale integrazione sarà sufficiente per rivedere quanto stabilito finora. Non abbiamo lasciato nessuno in difficoltà, il nostro obiettivo è proprio quello di evitare che le persone si trovino in condizioni di indigenza”.

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