La corsa
Luigi Lovaglio
Il traguardo si vede già. Di fatto, anche se per ora è solo candidato, Luig Lovaglio non dovrebbe avere ostacoli verso il Mangia d’Oro: la più alta riconoscenza civica assegnata dalla città di Siena a favore di chi ha contribuito a renderne illustre il nome nel mondo, a prescindere dall’ambito professionale di appartenenza. Il nominativo dell’amministratore delegato di Mps, appena ritornato in sella, è stato proposto dall’Università di Siena e non sembrerebbe aver trovato obiezioni nella commissione ristretta del Concistoro del premio.
La decisione definitiva deve essere presa entro il 15 maggio ma appare improbabile che non trovo il sostegno di tutti i soggetti direttamente coinvolti nel via libera definitivo. A offrire una corsia preferenziale al manager anche la proposta non unitaria arrivata dal Magistrato delle Contrade, che dalla riunione di lunedì scorso è uscito con due nominativi. Il giornalista Alessandro Rossi, proposto dall’Onda, e il cantautore Mauro Lusini, messo in campo dalla Giraffa. Lovaglio non sarebbe il primo alto dirigente del Monte a ricevere il premio: restando alla storia recente nel 2006 ne fu insignito il presidente Pier Luigi Fabrizi.
Al di là della provenienza esterna, lui lucano di nascita, che per altro lo accomunerebbe ad altri illustri vincitori del passato, l’effetto straniante è dato semmai da questo ritorno di fiamma avvenuto nel giro di poche settimane tra la città e chi la rappresenta a vari livelli e Lovaglio. Nei giorni successivi al suo licenziamento perentorio, gli attestati pubblici di solidarietà, nonostante il grande lavoro fatto per risanare la banca, sono stati rari. Ora il premio più ambito. Alla faccia della coerenza.
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