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Il ricordo

Siena ha il cuore a pezzi per la morte di Renzo Fusi. Il priore Benocci: "Perdita enorme"

Città sconvolta per la scomparsa dell’ex mangino del Valdimontone, molto conosciuto e apprezzato

Vincenzo Battaglia

09 Maggio 2026, 05:32

Renzo Fusi

Renzo Fusi (foto Nicolò Ricci)

Siena, ieri, si è svegliata con il cuore a pezzi a causa della scomparsa di Renzo Fusi, 61 anni, vittima di un incidente giovedì sera a Monteroni d’Arbia, quando lo scooter sul quale viaggiava si è scontrato con un’auto nei pressi di un distributore. La dinamica di quanto avvenuto è al vaglio delle forze dell’ordine, ma intanto per la città è stato un colpo al cuore: l’uomo era molto conosciuto e apprezzato anche per la sua attività nel Valdimontone, di cui è stato mangino. Attualmente era vicepresidente della Società Castelmontorio. In tanti si sono stretti nel dolore che ha stravolto l’amata moglie Cristiana e il figlio.

Siamo davanti a una perdita enorme - commenta visibilmente commosso il priore dei Servi Alberto Benocci - che mi colpisce in modo particolare perché Renzo era prima di tutto un amico vero. È una di quelle notizie che non vorresti mai ricevere. La Contrada è sotto choc, un fulmine a ciel sereno. Se n’è andato un contradaiolo appassionato, che ha ricoperto il ruolo di mangino durante il mandato di Claudio Regoli e successivamente ha iniziato con grande entusiasmo il percorso come vicepresidente della Società. Al di là degli incarichi, però, era una presenza costante, una di quelle persone che contribuiscono a creare spirito e comunità. Trasmetteva serenità, era sempre disponibile e capace di portare leggerezza anche nei momenti più complessi. Aveva ancora tanto da dare al Valdimontone.”

Difficile esprimersi oltre: “In me, ma in generale in tutti i senesi, non solo montonaioli, c’è un dolore profondo e diffuso. Lo si percepisce dalle tantissime manifestazioni di affetto che sono arrivate da quando la tremenda notizia si è diffusa. Tutti siamo rimasti senza parole. Come ho detto, è una perdita che lascia un vuoto umano prima ancora che contradaiolo. In questi momenti è difficile trovare le parole giuste, perché lo strazio è autentico e condiviso da tutta la comunità”.

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