Spettacolo
Beatrice Venezi si è formata a Siena, studiando pianoforte all’Istituto Rinaldo Franci e perfezionandosi poi in direzione d’orchestra all’Accademia Chigiana. Da mesi il suo nome è al centro di una controversia: i professori de La Fenice di Venezia le chiedono con insistenza di rinunciare all’incarico di direttrice artistica che dovrebbe assumere nel 2027. Intanto è pronta a salire sul podio del Verdi di Pisa per dirigere la Carmen e, di fronte alla tempesta mediatica che la investe, sceglie inizialmente l’arma dell’ironia: “È successo qualcosa? Non me ne sono accorta. Le spillette contro di me? Potevano farle più stilizzate, magari con uno Swarovski”.

Poi il registro cambia e diventa più severo: “È una vicenda che si commenta da sola, non c’è molto da aggiungere. Certo, provoca un danno d’immagine: all’estero si chiedono come sia possibile che una fondazione teatrale finanziata con denaro pubblico possa essere di fatto gestita dai sindacati, in un clima quasi anarchico. Parlerò a tempo debito, e sarà perfino divertente”. Per ora, chiude affidandosi a una citazione calcistica, evocando una massima leggendaria di mister Vujadin Boskov: “Partita finisce quando arbitro fischia”.
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