Mercoledì 11 Febbraio 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Siena

Il Costituto senese è nato per difendere la bellezza

Il documento era un corpo di norme che disciplinava istituzioni, uffici, giustizia, fiscalità, vita civile della Siena di inizio Trecento

Giuseppe Simone  Modeo

10 Febbraio 2026, 11:44

Costituto

C’è una frase, nel Costituto del Comune di Siena (1309-1310) che suona sorprendentemente moderna: chi governa deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città”, perché da essa dipendono l’onore, la prosperità e l’accrescimento della comunità.

Non è una formula ornamentale. È una dichiarazione politica. E se oggi Piazza del Campo ci appare come un organismo urbano coerente, riconoscibile, quasi “naturale” nella sua perfezione, vale la pena ricordare che quella forma di armonia non nasce solo dal genio degli architetti o dalla fortuna dei secoli: nasce anche - e soprattutto - da un’idea di città come bene comune, da volere prima e da proteggere poi con continuo atteggiamento civico e politico di conservazione e di valorizzazione.

Il Costituto non è una “Costituzione” nel senso contemporaneo del termine. È uno statuto comunale, un corpo di norme che disciplina istituzioni, uffici, giustizia, fiscalità, vita civile. Mario Ascheri, nel suo “Il Costituto del comune di Siena in volgare. Un episodio di storia della giustizia?” edito da Aska nel 2009, lo dice chiaramente: parlare di “Costituzione” è suggestivo ma rischia l’anacronismo. Siena, probabilmente quale prima città europea, sancisce documentalmente un principio di governo che lega il buon ordine civile alla qualità e alla bellezza dello spazio urbano.

Nel 1297 un’ordinanza comunale stabilisce che, se le case attorno al Campo vengono edificate o rifatte, le finestre prospicienti debbano essere “a colonnelli”, cioè bifore o trifore e senza ballatoi sporgenti. È una norma urbanistica ante litteram: tutela la scena pubblica, controlla l’affaccio privato, difende il “vuoto” della piazza come patrimonio collettivo. Siena pone regole urbanistiche che limitano l’arbitrio della proprietà privata in nome dell’interesse collettivo.

Siena medievale intuisce che la bellezza pubblica non è un lusso ma una politica e forse anche motivo di sviluppo economico (la città “piace” ai forestieri e ai mercanti) con non secondari effetti di rilevanza sociale (ordine, sicurezza, fiducia, identità).

Maria Agostina Cabiddu, ordinario di Diritto Amministrativo presso il Politecnico di Milano, ha dimostrato in una sua recente pubblicazione come la bellezza del paesaggio, anche urbano, afferisca alla sfera dei diritti universali.

La bellezza, insomma, è parte della Polis, in ogni senso!

Non è un caso che pochi decenni dopo, nel Palazzo Pubblico, Ambrogio Lorenzetti dipinga l’Allegoria del Buon Governo (1338-1339): un’opera pensata per stare davanti agli occhi di chi amministra, come monito e come programma. In quella sala - luogo del potere - la città ben governata è rappresentata come una città viva, ordinata e prospera. La politica non è astratta: essa si vede e si giudica nelle strade, nelle case e nella qualità dello spazio comune.

È qui che Siena offre ancora oggi una lezione: la bellezza non è soltanto “patrimonio”, né soltanto “identità”. È un dovere pubblico quando diventa criterio di governo. Non perché debba piacere a tutti nello stesso modo ma perché la forma della città - piazze, prospetti, percorsi, equilibri - è una responsabilità condivisa: se la lasciamo al caso o al solo interesse privato, ciò che perdiamo non è un panorama ma una parte della cittadinanza.

Dire che “la tutela dello spazio urbano nasce a Siena” sarebbe probabilmente troppo netto: i comuni medievali italiani produssero molte norme su strade, mercati, decoro, sicurezza. Ma Siena è un caso speciale per chiarezza e precocità: perché mette in rapporto diretto bellezza, governo e interesse collettivo e perché mostra come una comunità possa trasformare un’aspirazione in progetto e un progetto in regola di provata efficacia e di sicura validità.

In tempi in cui discutiamo di centri storici compressi dal turismo, di trasformazioni immobiliari, di insegne e dehors, di residenza che arretra e consumo che avanza, vale la pena tornare a quel nucleo antico: la città è di tutti ma proprio per questo non può essere lasciata senza regole. Siena lo aveva capito presto: la bellezza pubblica è un bene fragile e la fragilità non si protegge con le celebrazioni ma con coraggiose e innovative scelte di governo.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie