Siena
C’è un rumore e un profumo che in un museo si sente raramente: quello delle stampe fotografiche che scorrono veloci, delle immagini che passano di mano in mano, dei “fammi vedere meglio” sussurrati davanti a una foto di altissima qualità. Sabato e domenica, al Santa Maria della Scala, la quinta edizione di Letture di Fotografia ha trasformato la Sala Italo Calvino in un laboratorio a cielo coperto: tavoli, portfolio, fanzine, fotografie singole e soprattutto dialogo. Il bilancio parla di una partecipazione alta e di un’atmosfera costruttiva, fatta di confronti serrati ma mai freddi, con tanti fotografi senesi e da altre regioni italiane che si sono alternati nelle sessioni di lettura portando lavori, domande, tentativi e progetti in corso.
La manifestazione - nata da un’idea del Siena Foto Club e realizzata con la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala - ha confermato una formula semplice e efficace: dare tempo e spazio all’ascolto, allo sguardo critico, all’editing. A guidare le letture, sette nomi chiamati a osservare e restituire: Orietta Bay, Susanna Bertoni, Luciano Bobba, Mariateresa Cerretelli, Claudia Ioan, Fulvio Merlak e Monica Mazzolini. Domenica, un focus specifico sulle fanzine, curate da Susanna Bertoni e Claudia Ioan, ha aggiunto un taglio ancora più contemporaneo e “manuale”, tra autoproduzione e racconto per sequenze.

“Su questa quinta edizione, che si è aperta sabato devo dire che è stata molto frequentata e di grande successo. Negli anni è cresciuta: è aumentata la partecipazione, ma anche la qualità. Abbiamo iniziato nel 2022 e siamo arrivati fino ad oggi con soddisfazioni: c’è stato un crescendo di interesse, sia dal punto di vista del pubblico sia da quello professionale. L’importanza di questa iniziativa sta nel fatto che porta a Siena, e al Santa Maria della Scala, un mondo della fotografia solo apparentemente amatoriale, perché legato alla Fiaf, la Federazione italiana associazioni fotografiche, che raccoglie le associazioni fotografiche e al suo interno annovera anche nomi molto importanti. Il Santa Maria della Scala ha lavorato, per esempio, alcuni anni fa con un fotografo conosciuto a livello internazionale”, sottolinea Lucia Simona Pacchierotti (Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, referente della Biblioteca Fototeca Giuliano Briganti).

Soddisfazione anche da parte degli organizzatori. “Questa edizione è stata nuovamente un successo: di nuovo tutto pieno, con tanti appassionati e anche fotografi conosciuti, accomunati da una grande passione. Quest’anno registriamo un numero di presenze in crescita rispetto all’edizione 2025: siamo passati da 34 iscritti a 52 iscritti. Credo che questo sia un momento molto importante per i fotoamatori e per gli appassionati della fotografia senese. La quinta edizione conferma che c’è interesse e c’è successo. I nostri obiettivi? Portare la fotografia, fare divulgazione e riunire tutti gli appassionati della fotografia senese”, dice Carlo Pennatini, presidente del Siena Foto Club.
Nel frattempo, negli stessi spazi, Visioni Condivise - collettiva del Club - ha accompagnato le letture con una “parete corale” di linguaggi diversi. E dentro quella coralità è entrato anche un nome che, in questi mesi, torna spesso nei discorsi dei fotografi: Gianni Berengo Gardin. La sezione dedicata al maestro, scomparso nel 2025, ha acceso ricordi e riflessioni, con un filo senese inevitabile: il Palio. Nelle pause tra un tavolo e l’altro, più di qualcuno ha rievocato la sua capacità di stare dentro la città senza sovrastarla, di raccontare la festa e il dietro le quinte con un rigore mai distante.

Sul senso di ospitare un evento come questo, la direttrice della Fondazione Santa Maria della Scala Chiara Valdambrini richiama proprio lo stile di Berengo Gardin: “Ci ha insegnato che la fotografia che conta non è per forza quella più ‘perfetta’: spesso è quella che ti colpisce, che ti parla, anche con una lieve imperfezione che diventa verità”. E aggiunge: “Accogliere Letture di Fotografia significa riattivare la vocazione del Santa Maria della Scala come luogo di incontro: un museo che da secoli è spazio di cura e condivisione e che oggi mette in dialogo professionisti, associazioni e cittadini, rafforzando il legame con la città”.

Per chi scatta, però, il punto è concreto: far vedere i lavori e accettare il confronto: “Una manifestazione come questa al Santa Maria della Scala mette in evidenza non solo il talento di chi fa fotografia, ma anche la passione di tanti amanti della fotografia. È un momento importante… loro ti aiutano proprio nell’editing, nella scelta”, racconta Luciana Petti. E Mauro Agnesoni, presente con due immagini - una dalla Spagna, tra tori lasciati correre nel paese, e una dalla Camargue, in una corrida “giocata” - allarga lo sguardo: “Eventi come questo al Santa Maria della Scala sono sempre un momento di arricchimento per i fotografi, perché ci sono lettori di fotografia a cui i fotografi stessi portano immagini e progetti: loro danno giudizi e soprattutto suggerimenti per migliorare, ed è molto utile. Sono manifestazioni che si svolgono in tutta Italia ormai da quarant’anni e rappresentano sempre un’occasione di crescita”.
Due giorni intensi con una certezza semplice: quando la fotografia esce dall’isolamento e torna a essere discussa, montata, tagliata e difesa davanti a qualcuno, diventa più di una bella immagine. Diventa un racconto che prova a stare in piedi.
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