Siena
La scomparsa di David Riondino, all'età di 73 anni, lascia un vuoto incolmabile in quel settore della cultura italiana capace di unire l'alto e il basso, il rigore storico e l'ironia del giullare. Nato a Firenze nel 1952, Riondino ha trovato nel Senese un laboratorio ideale per le sue sperimentazioni, legando indissolubilmente il suo nome a eventi che hanno ridefinito il concetto di spettacolo di territorio.
Nel 2014, per esempio, segnò un punto di svolta per la celebre festa medievale Monteriggioni di torri si corona. Affidandogli la direzione artistica, l'amministrazione comunale scommise sulla sua capacità di andare oltre la semplice sfilata in costume. Insieme all'archeologo Marco Valenti, David trasformò il Castello in un palcoscenico vivo. Sotto la sua guida, la XXIV edizione, dedicata al tema Delle Armi e degli Amori, attirò oltre 16.000 visitatori. Riondino non si limitò a organizzare: abitò quegli spazi, portando artisti del calibro di Carlo Monni a recitare Dante e Boccaccio tra le mura citate dall'Alighieri stesso. La sua visione fu quella di una festa di tutti, capace di far dialogare le associazioni locali, come l'Agresto, con la grande storia letteraria, dimostrando che il Medioevo può essere colto e divertente allo stesso tempo.
Un altro capitolo fondamentale del suo legame con Siena è scritto a Murlo. Qui, nel cuore della civiltà dei principi di Poggio Civitate, nel 2016 divenne uno dei volti simbolo di Bluetrusco, il primo festival interamente dedicato alla cultura etrusca. La sua voce risuonò tra le pietre del castello vescovile, dove scelse di misurarsi con i grandi viaggiatori del passato, leggendo brani tratti da Etruscan Places di David Herbert Lawrence. Non erano semplici letture, ma vere immersioni emotive: l'attore riusciva a restituire lo stupore dell'intellettuale inglese del 1927 di fronte alla vitalità dei resti etruschi. Replicò la stessa esperienza anche a Sarteano, nei pressi della celebre Tomba della Quadriga.
Nel 2017 tornò ancora a Sarteano, stavolta alla necropoli delle Pianacce. La sua collaborazione con l'etruscologo Giuseppe Maria Della Fina e l'artista Marina Comandini creò performance uniche al tramonto, dove il racconto dei viaggiatori dell'Ottocento come George Dennis si fondeva con la musica contemporanea. Riondino ha trattato l'archeologia non come cenere, ma come fuoco vivo, portando la sua curiosità enciclopedica fin dentro l'Università di Siena, dove nel novembre 2024 offriva il suo contributo intellettuale. Come sapiente interprete, inoltre, lo ricordano a Montepulciano, dove nel 2015 debuttò con The Island, un’opera ispirata a Lord Byron prodotta dal Cantiere Internazionale d’Arte, mentre a Siena, nel 2016, portò ai Rinnovati l'attualità angosciante dell'Inferno dantesco. La sua eredità nel Senese rimane quella di un artista che ha saputo rendere la storia un'esperienza presente e vibrante
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