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Siena

L’Europa è un’opera d’arte grazie all'estro di Jean Claude Coenegracht

L’autore del Palio di agosto 2016 protagonista di una mostra nell’archivio storico del Rettorato dall’8 maggio

Marco Decandia

04 Maggio 2026, 08:00

coenegracht

C’è un modo diverso, forse più vivo, per celebrare la Giornata dell'Europa: non solo date e ricorrenze, ma storie, volti e soprattutto arte. E’ la strada che ha deciso di percorrere Siena, dove il mese di maggio diventa l’occasione per fermarsi e chiedersi cosa significhi davvero sentirsi europei oggi. Tutto parte da lontano, da quel 9 maggio 1950 in cui Robert Schuman lanciò la sua proposta rivoluzionaria, ispirata da Jean Monnet: mettere insieme le risorse, superare le rivalità, costruire un futuro comune. Un’idea semplice e potentissima, che oggi continua a parlare, forse ancora di più in un tempo attraversato da nuove tensioni. E adesso questa storia prende una forma concreta, visiva, quasi tangibile. Grazie al lavoro di Europe direct Siena, nasce la mostra L’europeo Dürer, ospitata all’archivio storico del Rettorato dall’8 maggio 2026 all’8 giugno. Questo permette di intrecciare quanto successo da allora con l’arte. Il punto di partenza, come detto, è Albrecht Dürer, artista che già cinquecento anni fa viveva l’Europa come uno spazio aperto: viaggiava, scambiava idee, contaminava stili. Non solo: fu anche tra i primi a difendere il proprio lavoro, anticipando il concetto moderno di diritto d’autore. Uno spirito continentale, insomma, prima ancora che esistesse l’Europa.

A raccogliere questa eredità è Jean Claude Coenegracht. Il suo nome all’ombra della torre del Mangia non è nuovo: è lui l’autore del Drappellone del Palio del 16 agosto 2016, un’opera che molti ricordano per la sua eleganza e per quella capacità di fondere rigore nordico e anima senese. Ed è proprio questo il punto: l’artista porta con sé un bagaglio fatto di studio e viaggi, di confronti con i grandi maestri fiamminghi e tedeschi, ma quando dipinge riesce a parlare anche la lingua dei luoghi che incontra. La mostra è un viaggio dentro questo sguardo. Non bisogna aspettarsi un’esposizione “fredda” o distante: qui si entra in un racconto fatto di connessioni, di rimandi, di suggestioni che legano passato e presente. Ci si accorge, quasi senza volerlo, che l’Europa non è solo un’istituzione, ma un intreccio di storie, di artisti, di idee che continuano a dialogare.

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