Sanità
L'ospedale di Perugia
No, non si può governare l’Umbria con la faziosità. Capita di ammirare il carattere battagliero dell’on. Emma Pavanelli, parlamentare dei Cinque stelle eletta nel territorio. Ma i fatti non vanno sottovalutati. Ci ha molto colpiti un suo post su facebook dei giorni scorsi sulla sanità regionale. Appena una settimana fa avevamo pubblicato dati ufficiali, assolutamente lusinghieri sulla realtà targata Tesei, eppure sembra che ci sia una Spectre dell’informazione... Ma a scatenare l’onorevole pentastellata è stato l’esponente di Forza Italia Gianluigi Rosi, reo di aver difeso il modello sanitario umbro. Ma gliene incolse ed è arrivata la bordata, assolutamente immotivata. Per sparare a zero contro il dirigente azzurro – e a prescindere dai risultati validati dal ministero della Salute nei giorni scorsi – la Pavanelli scomoda la Corte dei Conti, andando indietro di qualche anno: “la procura regionale” ha parlato di “notevoli criticità che incidono sulla spesa pubblica ma anche sul diritto alla salute della collettività locale che rischia di essere seriamente compromesso da molteplici disservizi e dall’allungamento delle liste di attesa. Una disamina che risale al 2023, ma che, tuttavia, le inefficienze gestionali che quotidianamente i cittadini umbri sono costretti a subire in ambito sanitario rendono quanto mai attuale”. Ma la parlamentare dei Cinque stelle non fa i conti con quanto reso noto dal segretario della Lega umbra Marchetti, che appunto ha fatto sapere come stanno le cose. L’Umbria è la settima regione italiana per qualità dei servizi sanitari resi ai cittadini ed è un dato incontrovertibile. Se la graduatoria sui Lea – i servizi essenziali di assistenza – fosse stata falsata, le altre regioni sarebbero insorte contro il ministero della Salute. E invece nessuno ha profferito verbo. Perché l’Umbria supera regioni ben più grandi sul territorio nazionale – come abbiamo dimostrato la scorsa settimana – ed è a ridosso dei cosiddetti “modelli” a cui, da una parte e dall’altra, si rifanno gli schieramenti nazionali. Pensiamo a Lombardia, Veneto e Piemonte a destra – e anche la provincia autonoma di Trento - a Emilia Romagna e Toscana a sinistra. Cioè, l’Umbria subito dopo, in settima posizione. Quindi, c’è da esultare? Forse sì e forse no, ma certo la performance regionale è di quelle da evidenziare. Soprattutto vedendo tutte le realtà territoriali che stanno sotto. Grandi regioni, che scontano probabilmente deficit precedenti, il che però non può rappresentare una colpa per il governo Tesei. Questo non significa che la Pavanelli debba dire brava alla governatrice – sarebbe ipocrita pretenderlo – ma almeno riconoscere che non è vero che Rosi come Marchetti sbaglino nell’evidenziare i progressi nella sanità. Quando le politiche di distretto come quelle ospedaliere e di prevenzione sono connotate dal segno positivo rispetto ai dati negativi di altri territori, bisogna solo cercare quel poco che non va e che può non soddisfare l’utenza. In quell’ospedale manca quel servizio, in quel distretto bisogna fare questo, per la prevenzione investire in questo modo: ecco, questo ci si aspetta da un’opposizione che voglia rappresentare un modello alternativo di gestione delle politiche per la salute e non semplicemente attacchi dissennati e fuori della realtà. Perché altrimenti bisognerebbe spiegare quello che succede in certe altre regioni a “campo largo”, ad esempio Puglia e Campania. La gestione della sanità umbra è la migliore testimonianza di come la stessa autonomia differenziata non debba essere vista come un pericolo, se il territorio è ben governato. A pensarci bene, forse è proprio questo il motivo di certi attacchi propagandistici. Ed è un peccato: la Pavanelli si è distinta anche in altre battaglie di valore, non sciupi le sue competenze attaccando ad alzo zero. La stagione che vive l’Italia vede progressi in molti settori. Le aree di crisi si riducono e certo l’Umbria non è tra i fanalini di coda della Nazione. Tutt’altro, soprattutto in sanità, come testimoniano i dati statistici diffusi da chi eroga i quattrini per i servizi, come il ministero della Salute. Gli stessi cittadini sollecitano concretezza alla politica, più che slogan. Restino le differenze tra gli schieramenti, emergano pure le diffidenze, ma mai a scapito della verità dei fatti, che è incontrovertibile. E non si citi a sproposito la magistratura, pur se quella contabile. Di ben altro si sono occupate le toghe in Umbria e proprio nel campo con cui si allea la Pavanelli: non è un buon motivo per prendersela col centrodestra.
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