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Palermo in pole per la guida di Mps: in seconda fila Corrado Passera e Carlo Vivaldi

L’amministratore di Acea godrebbe dell’appoggio di Caltagirone e ha un solido curriculum nelle partecipate

Aldo Tani

05 Marzo 2026, 05:00

Fabrizio Palermo

L'ad di Acea

L’ultima parola spetterà all’assemblea degli azionisti in programma il 15 aprile. Però, in una fantomatica griglia di partenza, Fabrizio Palermo è davanti a tutti per andare a sostituire Luigi Lovaglio come nuovo ad di Mps. Il manager umbro, 55 anni compiuti un mese fa, vanta una solida trafila di vertice tra pubblico e privato. Dal settembre 2022 è amministratore delegato di Acea, holding multiservizi che vede tra gli azionisti anche Francesco Gaetano Caltagirone, e membro del cda di Generali. L’anno successivo è diventato anche direttore generale. In precedenza, tra il 2019 e il 2021, era stato ad di Cassa Depositi e Prestiti. Esperienza che si somma a quelle accumulate in vari consigli di amministrazione. A differenza di Lovaglio, che aveva salito tutti i gradini della piramide bancaria, maturando ruolo di primo piano anche all’estero, Palermo dopo i primi passi mossi a Morgan Stanley, ha maturato il proprio percorso professionale in altri settori, entrando nel 2014 in Cdp come direttore finanziario. Una realtà diversa di per sé rispetto a un classico istituto di credito, anche se poi, visto che tra gli azionisti oltre al Mef ha varie banche, persegue pure gli interessi privati. Un po’ quello che chiedono i soci forti del Monte a chi è in cabina di comando di Rocca Salimbeni. Non guasta in questo caso la fiducia di Caltagirone, anche se il 51% di Acea è in mano a Roma Capitale.

Resta da capire in ogni caso, che si tratti di Palermo o di un altro manager (in lizza per la posizione di ad ci sarebbero anche l’ex ministro Corrado Passera e Carlo Vivaldi, ex dirigente di lungo corso di Unicredit) come e si si potrà smarcare dalla traiettoria impressa da Lovaglio. La stessa che promette di distribuire 16 miliardi di dividendi agli azionisti da qui al 2030 e di ottenere 3,7 miliardi di utile netto nell’ultimo anno del piano industriale. Non proprio spiccioli.

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