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I retroscena

Mps, la partita dell'assemblea: fischi, grida e applausi. Lovaglio il più acclamato

Gli azionisti non si sono risparmiati durante i lavori: il racconto della giornata

Redazione Web

16 Aprile 2026, 07:01

L'assemblea di Mps durante i lavori

L'assemblea di Mps durante i lavori

Non era una giornata da fioretto, serviva la spada. Sguainata presto da Giuseppe Bivona, il più agguerrito tra i soci che sono intervenuti allassemblea. Non di certo il primo amico di Luigi Lovaglio, che però una volta terminate le stoccate nei confronti dei vertici, ha voluto concedere al manager lonore delle armi. Anzi, ha colto l’occasione per attaccare il presidente Nicola Maione, invitato più volte a dimettersi. “Ultimo commento, presidente, un po’ di stile, ma come? Lei ringrazia tutti, ringrazia la qualunque, non ringrazia il dottor Lovaglio, qualcosa avrà anche fatto e non lo dico io che non sono certo un estimatore e che l’ho denunciato”, fa notare il rappresentante di Bluebell, deciso a non togliere il piede dall’acceleratore: “Ho trovato estremamente scortese non ringraziare il dottor Lovaglio che, come ho detto, mi troverà come suo oppositore in ogni sede. Però un minimo di stile ci vuole”.

Gli applausi arrivano immediati. Anzi, a un certo punto sono rimpiazzati da grida e cori, tanto che Maione deve richiamare i soci all’ordine: “Non siamo in uno stadio. Cerchiamo di fare un lavoro serio”. Tutto ciò accadeva ben prima dell’ora di pranzo, quando il colpo di scena doveva ancora maturare. In realtà dopo questo sussulto, implementato anche dagli interventi di Sergio Burrini (in nome dell’Associazione Buongoverno) e di un’azionista arrivato dalla Basilicata, le acque si sono un po’ calmate. Tra la fame che iniziava a farsi sentire e le continue pause, l’elettricità per qualche ora si è spenta. Le larghe maggioranze su compensi ai manager e bilancio non hanno contribuito a innalzare il livello della contesa, nonostante le sortite di Bivona, autentico mattatore. Provvidenziale quindi il pranzo, portatore di energie e nuove idee.

Alla ripresa delle ostilità, con i punti all’ordine del giorno che scorrevano, i decibel dell’auditorium di viale Mazzini hanno ripreso pian piano ad alzarsi. I lunghi calcoli per il conteggio delle liste hanno ricacciato l’entusiasmo (i dieci minuti di pausa sono diventati quaranta), ma quando tra sala stampa e azionariato ha iniziato a girare la voce che Delfin aveva spostato le proprie pedine sulla lista di Pierlugi Tortora, il brusio ha pervaso ogni angolo della sede montepaschina. Quello che poche ore prima sembrava utopia, si profilava all’orizzonte. Voci non supportate ancora da dati, ma sufficienti a far esplodere (questa volta senza richiami) il grande salone, ormai ai piedi di Lovaglio. Quindi lufficialità data da Maione e il lungo applauso per il grande vincitore.

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