SIENA
Rocca Salimbeni, Mps
Il Monte dei Paschi di Siena (Mps) archivia il primo trimestre del 2026 con un utile netto consolidato di 521 milioni di euro. Un risultato che, su base annua, non beneficia più degli effetti positivi legati alle imposte: la banca torna infatti a pagare 294 milioni di euro di imposte, appesantiti dalle misure della Finanziaria 2026. Al netto dell'onere su Mediobanca, pari a 169 milioni, il confronto con il trimestre precedente mostra un'inversione di tendenza rispetto al beneficio di 16 milioni derivante dalla rivalutazione delle Dta (crediti fiscali differiti).
Il risultato operativo netto sale a 947 milioni di euro, con un incremento del 3,4%, mentre i ricavi si attestano a 1.960 milioni (+2,9%). Migliora anche l'efficienza, con il rapporto cost/income che scende al 44%. Positiva la dinamica commerciale: crescono sia gli impieghi che la raccolta. Lo stock di crediti deteriorati lordi si ferma a 3,7 miliardi di euro, con un Npe ratio del 2,5%. La solidità patrimoniale resta elevata, con un Cet1 ratio al 15,9% al netto dei dividendi maturati nel trimestre.
Nella nota sui conti al 31 marzo, Mps sottolinea il suo «posizionamento ai vertici del sistema bancario europeo per livello di capitale e remunerazione agli azionisti», grazie a un Cet1 al 15,9% (su base payout ratio del 100%) e un buffer di circa 650 punti base rispetto ai requisiti regolamentari.
Secondo Rocca Salimbeni «L'elevata qualità e diversificazione del mix di ricavi, con redditività in crescita, efficace disciplina sui costi e forte solidità patrimoniale». L'istituto senese conferma inoltre l'avanzamento del processo di integrazione con Mediobanca, «per completare la riorganizzazione nelle cinque aree di attività del gruppo e accelerare la creazione di valore per tutti gli stakeholder». In linea con la traiettoria del Piano industriale 2026-2030, la dinamica del business procede spedita.
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