LA SCOMPARSA
Maria Sole Agnelli
Conobbi Maria Sole Agnelli nel 2002, durante una visita alla Pinacoteca Agnelli, appena inaugurata sul tetto del Lingotto. A presentarmela fu personalmente Gianni Agnelli, con una battuta che allora sembrò solo elegante, oggi suona come una sintesi perfetta: “Mia sorella è il nostro legame più stretto con l’Umbria”.
Si somigliavano moltissimo. Non solo nei lineamenti, ma nei gesti, nel modo di parlare, perfino nell’indossare la sciarpa. C’era in Maria Sole quella stessa miscela di sobrietà e naturalezza aristocratica che rendeva l’Avvocato immediatamente riconoscibile, senza mai essere distante. Gentili, cordiali, disponibili anche con chi, come me, in quel contesto formale rappresentava poco o nulla, mentre la collezione veniva presentata alla stampa specializzata dell’auto, in mezzo a tanti altri Nessuno.
Ricordo il suo sorriso largo, sincero, quando le dissi che in Umbria si parlava molto bene di lei. E lo stupore compiaciuto quando seppe che non solo ero umbro, ma abitavo a pochi chilometri da Campello, e che consideravo la vista più bella dell’Umbria quella che si gode dalla cima del Monte Serano.
“Lo sa che da lì si vede anche il Gran Sasso?”, mi disse. “Certo”, risposi. “Qualcuno sostiene che si veda anche il mare, ma io non ci sono mai riuscita”, aggiunse. “Neppure io – le dissi – ma è sempre bello crederci e arrivare fin lassù per provarci”.
In quelle poche battute c’era già tutto: il suo legame profondo con quella parte dell’Umbria dove era stata sindaco per dieci anni, dove aveva vissuto a lungo, dove restavano proprietà, affetti, memoria di famiglia.
Le strappai la promessa di un’intervista. Ci salutammo con un arrivederci che sembrava naturale. Quell’intervista, però, non arrivò mai. Pochi mesi dopo venne a mancare l’Avvocato e la Fiat entrò in un vortice che fece perdere molti contatti, compresi quelli che avrebbero potuto farmi da ponte.
Solo recentemente ero riuscito a ristabilire un filo, grazie a Bernardino Campello – al quale rivolgo le più sentite condoglianze – il più giovane dei quattro figli avuti con lo spoletino Ranieri Campello della Spina.
Mi sarebbe piaciuto davvero raccontare Maria Sole ai Lettori del Corriere, dedicarle una delle nostre interviste quotidiane. L’attesa di un ritorno in Umbria e di un nuovo incontro personale si è invece chiusa con la notizia della sua morte.
Avrebbe avuto molto da raccontare. Non solo dei suoi legami personali con l’Umbria, ma anche di quelli – meno noti – della famiglia Agnelli con questa terra. Forse, chissà, anche di quella possibilità rimasta sospesa nel Dopoguerra: l’idea, finita un giorno sul tavolo di Gianni, di aprire un polo produttivo Fiat nella provincia di Terni, nella piana di Narni. Di quella ipotesi non si seppe mai nulla, se non una battuta sfuggita all’Avvocato.
Oggi resta il ricordo di una donna che aveva scelto l’Umbria non come rifugio, ma come casa. E quella promessa di intervista mai mantenuta, che pesa meno come rimpianto giornalistico e molto di più come occasione umana perduta. Perché Maria Sole Agnelli, come certe cime dell’Appennino, non faceva rumore. Ma dalla sua altezza lo sguardo arrivava lontano.
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