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Arte

La contrada della Tartuca in alto con l’arte di Carlo Pizzichini

Intervento in Castelsenio con un pilastro che diventa cielo e racconto nel solco di una tradizione secolare

Caterina Iannaci

22 Aprile 2026, 20:14

Pizzichini Tartuca

In Tartuca un pilastro che diventa cielo e racconto nel solco di una tradizione secolare

Un nuovo intervento artistico arricchisce gli spazi della Contrada della Tartuca: nel salone superiore della Società Castelsenio, uno dei pilastri è stato trasformato in opera pittorica da Carlo Pizzichini, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione conclusi nel 2025. L’idea, proposta dall’architetto Riccardo Butini, nasce con l’intento di valorizzare gli ambienti attraverso un linguaggio artistico capace di dialogare con l’identità storica. Non un semplice elemento decorativo, ma un segno distintivo che contribuisce a rafforzare il patrimonio visivo e simbolico della comunità.

Il rapporto tra Pizzichini e la Tartuca è consolidato nel tempo: l’artista è infatti autore del drappellone del Palio del 3 luglio 1991, oltre ad avere già tre opere esposte nella Società dal 2004. Con questo nuovo lavoro torna a intrecciare la propria ricerca con la tradizione contradaiola, offrendo un contributo destinato a durare. L’intervento si inserisce in uno spazio cromatico già definito da due grandi superfici monocrome, azzurra e gialla, che richiamano i colori della Contrada. Su questo sfondo si sviluppa il pilastro dipinto, concepito come un notturno verticale: un frammento di cielo che attraversa l’architettura. Segni luminosi (bandiere, scie, forme dinamiche) evocano un’atmosfera festosa, come bagliori che animano la notte senese. Alla base, il riferimento al carapace della tartaruga richiama simbolicamente l’identità della Contrada, mentre salendo verso l’alto il movimento diventa più libero fino a culminare nel celebre verso dell’inno “In alto Tartuca…”, trasformando la pittura in una sorta di voce visiva. L’opera assume così un valore che va oltre l’estetica, diventando un elemento capace di unire memoria, appartenenza e immaginazione. In questa visione, anche un pilastro può trasformarsi in racconto, in energia simbolica che collega terra e cielo.

L’iniziativa si inserisce in una tradizione profondamente radicata nella storia senese: già nel Costituto del 1309 si sottolineava l’importanza della bellezza come bene collettivo. In questa prospettiva, l’intervento di Pizzichini rinnova quel principio in chiave contemporanea, confermando il ruolo dell’arte come strumento di cura e valorizzazione degli spazi condivisi.

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