Politica
Il capogruppo Fdi Bignami in Piazza del Campo
“Sorteggiamo, separiamo, sanzioniamo”. Sono le tre parole d’ordine lanciate da Fratelli d’Italia, che a Siena ha chiuso ieri pomeriggio la campagna sul referendum giustizia a favore del sì con un appuntamento pubblico al ristorante il Tufo, in Piazza del Campo. Presente tutto lo stato maggiore locale, i vertici del partito, dell’Amministrazione comunale e il capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, già vice ministro di infrastrutture e trasporti. “La nuova riforma – ha spiegato – agisce su tre leve, separare le carriere tra magistrati e giudici, introdurre il sorteggio e l’alta corte disciplinare, perché chi sbaglia deve pagare e non ottenere promozioni o fare carriera. Tutto questo avrà un impatto vero e significativo sulla vita dei cittadini – evidenzia - basti pensare a episodi di cronaca che vedono persone vittime di atroci reati da parte di immigrati liberati dai Cpr o che vengono arrestate per uno scambio di persona, sono cose che possono capitare a tutti”.
Bignami in particolare sottolinea l’aspetto cardine del cambiamento proposto: ovvero garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica: “Non è vero che la giustizia sarà sotto la politica – assicura – non c’è un articolo della riforma che determina ciò, la magistratura sarà al contrario indipendente ed autonoma, chi è per il no fa un processo alle intenzioni - contrattacca - forse sono loro che vogliono preservare certi legami tra politica e magistratura”.
Tesi sostenuta anche da Elena Burgassi, commissario provinciale di Fratelli d’Italia: “Dobbiamo liberare la magistratura dai condizionamenti, in questa campagna referendaria ci sono state tante illazioni” ha detto.
Il sì, per Bignami, deve essere anche un voto di sostegno al governo: “In questi quattro anni Giorgia Meloni ha svolto a pieno il suo compito, votiamo sì anche per dirle grazie”. Francesco Michelotti, deputato senese di Fratelli d’Italia e coordinatore regionale del partito si dice sicuro di vincere: “Siamo a un passo da una riforma storica – assicura – su cui lavoriamo da due anni ma che è attesa da decenni, anche da parte della sinistra e di molti accademici. Già al tempo Dini denunciò lo strapotere delle correnti e D’Alema provò a introdurre la corte disciplinare. Tanti l’hanno voluta, ora stiamo per farla”. Anche il sindaco Nicoletta Fabio ha fatto il suo endorsement: “Ero favorevole in tempi non sospetti – ha premesso – già prima di iniziare la mia avventura amministrativa. Il mio è un sì convinto, per la terzietà, il merito e la libertà, vogliamo un Csm libero dalle correnti. Spero in un’affluenza alta da parte dei senesi”.
In caso di vittoria del no, non ci saranno scossoni per il governo Meloni, viene assicurato: “La riforma non ha nulla a che vedere con l’esecutivo – afferma Michelotti – rimarrà e continuerà fino alla fine del mandato”. A fargli eco Bignami: “Chi pensa che votando no si dia un significato politico, in realtà commette due errori, perché l'esecutivo rimarrà e si mantiene una giustizia che, senza riforma, continuerà a non operare al meglio. Non mi pare un grande affare”.
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