Siena
“Mi sono goduto la folla, bella e numerosa, che era presente a Strade Bianche”. Tadej Pogacar ha sorriso tanto e a lungo dopo il suo quarto trionfo, terzo consecutivo, nella corsa senese. Era la sua prima corsa stagionale e aveva tanta voglia di tornare a gareggiare, come aveva anticipato giovedì pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione del cippo a Colle Pinzuto a lui intitolato. E d’altronde le statistiche dicono che addirittura dal 2020 Pogacar vince la prima gara stagionale alla quale partecipa. Ha detto in più circostanze di amare la corsa senese, che ormai non è più una semplice tappa di avvicinamento alla Milano-Sanremo. E’, anzi, una corsa ambita da tutti i più forti ciclisti del mondo. Pogacar l’ha fatta sua per la quarta volta e ha dato nuovamente spettacolo, iniziando il suo attacco a 78 chilometri dal traguardo sul Monte Sante Marie.
Le chiamavano azioni d’altri tempi, o anche ciclismo eroico. Ora queste imprese stanno tornando a diventare abituali grazie a Pogacar. Lo sloveno ha comunque spiegato il perché di un attacco sferrato a così grande distanza dal traguardo finale di piazza del Campo: “Chiariamo una cosa, questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata. Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo. Su Monte Sante Marie a un certo punto mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio”.
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