Il caso
Massimo Montebove e la piccola Lavinia
La Cassazione ha reso definitiva la condanna per la maestra dell'asilo nido di Velletri coinvolta nella tragica vicenda di Lavinia Montebove, la bimba di 16 mesi investita nel 2018 e da allora in stato vegetativo, figlia di Massimo Montebove, dirigente di Polizia, nato a Chiusi.

Massimo Montebove e Lara Liotta
La tragedia avvenne il 7 agosto 2018, nel parcheggio dell'asilo La Fattoria di Mamma Cocca a Velletri (Roma). La piccola Lavinia fu travolta da un'auto mentre gattonava incustodita: la maestra Francesca Rocca non si accorse della sua assenza, lasciando i bambini senza adeguata sorveglianza. L'investitrice, Chiara Colonnelli, madre di un'altra bambina del nido, procedeva a marcia indietro con una BMW station wagon, causandole lesioni cerebrali gravissime che la resero tetraplegica e in stato vegetativo di minima coscienza. Oggi Lavinia, che compirà 8 anni il 15 marzo, vive a casa attaccata a respiratore e necessità di assistenza continua.

I genitori insieme alla piccola Lavinia, nella sua camera da letto
L'iter in Tribunale
In primo grado, Rocca fu condannata a 2 anni e 6 mesi per lesioni colpose gravissime e abbandono di minore; Colonnelli a 1 anno per lesioni colpose stradali, con sospensione della patente. La Corte d'Appello di Roma confermò le pene il 27 marzo 2025, definendo l'incidente "evitabilissimo" per negligenze della maestra. Il 3 marzo 2026, la Cassazione ha respinto il ricorso di Rocca, rendendo definitiva la sentenza dopo 8 anni di processo e circa 30 udienze.
Il dolore infinito
Massimo Montebove, e Lara Liotta, mamma vigile del fuoco, hanno espresso sollievo per gli esiti giudiziari ma ciò non cancellerà certo il dramma, che da quel 2018 vivono ancora oggi sulla loro pelle. “Vogliamo ricordare che - hanno fatto presente i genitori Massimo Montebove e Lara Liotta – in questa vicenda l’unica, vera persona condannata a vita è nostra figlia Lavinia che era nata sana e che resterà tetraplegica e in stato vegetativo di minima coscienza per sempre. Vogliamo ricordare che i giudici nei dispositivi delle sentenze hanno scritto nero su bianco che mai le imputate, oggi definitivamente condannate, hanno mostrato segni di pentimento. Vogliamo ringraziare i magistrati per essere arrivati finalmente ad acclarare processualmente la verità dei fatti e vogliamo ringraziare soprattutto il nostro avvocato Cristina Spagnolo per essere stata al nostro fianco fin dal primo momento e per averci sostenuto anche psicologicamente”.
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