L'intervista
Andy Bellotti e Carlo Conti
Sanremo non è solo il palco dell’Ariston: è anche una settimana di follia in strada, nei corridoi degli hotel, è il villaggio del Festival dove la gente ti respira vicino. Ed è proprio lì che ha vissuto giorni roventi il trasformista poliziano Andrea “Andy” Bellotti, reduce da un vero e proprio corpo a corpo con l'ammirazione del pubblico. Tra un selfie e un autografo, torna volentieri sulle sensazioni vissute in Liguria. “Sono stato travolto dall’affetto - sottolinea. - È tanto tempo che vado, ma questa volta è stata speciale. Mi fermavano per strada, mi riconoscevano tutti come quello di Tali e Quali, c’erano bambini emozionati di potermi stringere la mano. Questa è la soddisfazione più grande per un artista: colpire in modo benevolo persone di ogni età, dai più piccoli agli anziani, e sentirsi dire che la mia è una comicità intelligente e diversa mi ha riempito di orgoglio”.
C’è qualche aneddoto particolare che porta con sé dalla città dei fiori?
“Ho fatto più interviste io di Carlo Conti. Lo dico a battuta, ma non vado troppo lontano dalla realtà. Mi hanno fatto domande televisioni, giornali, radio, testate web, un po’ tutti. Al villaggio del Festival sono stato chiamato dopo l’esibizione di Cristina D’Avena, e il conduttore ha detto una cosa che mi ha fatto emozionare: “Questo ospite lo abbiamo rubato a Fiorello e a Carlo Conti. Abbiamo l’onore di avere Andy Bellotti”. Sentir dire così mi ha letteralmente fatto sciogliere, e poi salire su quel palco è stata una sorta di medaglia, un riconoscimento al lavoro che sto facendo”.
Visto che ha citato Carlo Conti, come ha visto la sua conduzione e direzione artistica?
“Ha fatto un lavoro certosino e di grande valore. E io in quel contesto mi ci vedrei benissimo, anche come co-conduttore. Sento di poter dare un contributo vero, imprimendo una bella svecchiata a certe dinamiche e travolgendo il pubblico con la mia simpatia, ironia ed energia”.
Magari questo è un messaggio da passare al suo successore, Stefano De Martino...
“Perché no? Lui è un professionista molto gentile, ci ho lavorato a Bar Stella e abbiamo avuto modo di parlare. Forse non ha ancora l'esperienza di Amadeus o appunto di Conti, ma ha uno stile molto intelligente, fortemente ispirato a quello di Maria De Filippi, e può ringiovanire il parterre dei presentatori dando un tocco unico al Festival. In un’ottica di rinnovamento, lo vedo molto bene. Con la speranza che ci possa essere uno spazio anche per me, perché Sanremo è Sanremo, ed è anche un grande motore di opportunità. Si fanno incontri che possono cambiare la vita e la carriera”.
Questa è la conferma che anche chi ha trovato un suo spazio ha sempre bisogno di contatti per andare avanti
“Eccome. Nel mondo dello spettacolo non è tutto oro quello che luccica: se non ti dai da fare e non ti fai in quattro, anzi in cinque, nessuno viene a bussare alla tua porta. Questo è un settore molto duro, che chiede anche compromessi, ma se li accetti resti fermo. Per riuscire, il mantra è uno solo: testa bassa e pedalare, con pazienza, fiducia e tanta umiltà”.
Lei è già noto come juke box umano e poi per l’evoluzione in smartphone. Però nel suo percorso ha fatto un altro passo avanti.
"Sì. A Tali e Quali ho portato l'Intelligente artificiale. In pratica, i big cantano canzoni del tutto fuori dal loro repertorio: Gigi D'Alessio che interpreta il ballo del qua qua, Pupo con i Puffi o Albano che si esibisce con Soldi di Mahmood. La gente ride e apprezza."
C’è qualcos’altro in cantiere?
"Sto pensando all’autovelox umano. Ormai se ne trovano dappertutto, farne una parodia potrebbe essere divertente, con tutte queste telecamere e controlli ovunque. Mi piace osservare quello che succede nella vita quotidiana e trasformarlo in spettacolo. Ci sto riflettendo".
Lei è nato come imitatore. Ne ha fatta di strada se ora crea figure solo sue...
"A un certo punto ho deciso che dovevo andare oltre i miei cavalli di battaglia, con Gianna Nannini in testa ma anche Cristiano Malgioglio, Ornella Vanoni e le altre star. Continuo a seguire questa parte del mio lavoro, ma mi sono concentrato anche su personaggi nuovi, che vadano oltre l’imitazione fine a se stessa, cercando l’ironia e quel qualcosa in più che faccia sorridere. Così sono nati, per esempio, Penultimo, il fratello di Ultimo, o il Volo low cost. Quando ho visto che arrivavo dritto al cuore e alla pancia della gente, ho capito di avercela fatta".
Sanremo ha fornito qualche spunto per personaggi o imitazioni?
"Credo proprio che Sal Da Vinci presto entrerà nel mio repertorio. Dovrò pensare anche a Ditonellapiaga, visto che il suo brano è già diventato un tormentone. Ho amato l’interpretazione di Su di noi di Dargen D'Amico e Pupo nella serata delle cover. E poi Arisa e Patty Pravo, che imito sempre con piacere".
Dopo la parte nel cinepanettone di Massimo Boldi A Capodanno tutti da me, la voglia di cinema le è rimasta?
"Certo. Il mio sogno sarebbe fare un film con Checco Zalone, magari con una parte principale, una caricatura. Sono sempre stato un battitore libero, c'è chi dice che sono uno stalker, ma sono convinto che in questo mondo, se non stai addosso alle persone e non ti fai sentire, non ottieni nulla".
Adesso che il successo sorride, come si fa a restare con i piedi per terra e non montarsi la testa?
"Non mi succederà mai perché so cosa significa faticare. Se sali e poi scendi bruscamente, batti la testa forte se non sei preparato. Io sono una persona buona, sincera e voglio rimanere così. Se diventassi presuntuoso, perderei l'emozione che trasmetto alle persone, e sono terrorizzato dall’idea di smarrire quella connessione".
Parlavamo prima di Massimo Boldi, recentemente al centro di una polemica per una battuta ritenuta sessista che lo ha privato dell’onore di fare il tedoforo per le Olimpiadi invernali. Qual è la sua opinione al riguardo?
"Chiunque abbia preso quella decisione, è stato crudele. Massimo è un uomo gentile e ha fatto la storia del cinema italiano. Per una frase di chiara impronta goliardica non si può cancellare quello che ha dato alla nostra cultura. Io gli farei una statua, altro che negargli il privilegio di portare la fiamma olimpica!".
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy