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Siena, Santa Maria della Scala eterna incompiuta

Santa Maria della Scala

In attesa del ruggito del Leone accontentiamoci di veder brindare nel Pellegrinaio il sindaco Nicoletta Fabio e il presidente della Regione Eugenio Giani, il presidente della camera di commercio Massimo Guasconi e il presidente di Confcommercio Stefano Bernardini con la benedizione del patron del Merano Wine Festival Helmuth Köcher. Un tempo questo intreccio di amorosi sensi si sarebbe definito il groviglio armonioso ma ora che non va più di moda chiamate come volete il brindisi di tre giorni che si è svolto al Santa Maria della Scala con degustazioni e buon successo di pubblico, 2500 presenze, tanto che gli organizzatori già annunciano le date per la prossima edizione. Al di là del numero e dei bicchieri di vino sorseggiati sotto gli affreschi, Wine&Siena ha avuto il merito di riaccendere l'attenzione su questa eterna incompiuta che è il Santa Maria della Scala.
Così incompiuta che a metà degli anni Ottanta un noto imprenditore senese disse a una riunione conviviale del Rotary: "Ma perchè non facciamo come all'abbazia di San Galgano? Se lasciamo crollare il tetto diventerà un'attrazione". Il sindaco Mazzoni della Stella, che era presente alla serata, si sganasciò dalle risate, come usava dire, proprio lui che aveva appena organizzato nel palazzo comunale una duegiorni per discutere del futuro del Santa Maria della Scala con storici dell'arte, architetti, manager culturali. Laura Vigni, allora addetta stampa del Comune, con la collaborazione di Roberta Ferri, Mauro Civai ed Enrico Toti, riuscì a portare a Siena anche l'architetta Gae Aulenti, autrice di tante grandi opere come la riqualificazione della Gare d'Orsay e l'allestimento del Museo d'Orsay a Parigi, una gigante, archistar si dice oggi. Da allora sono stati fatti alcuni passi in avanti verso quell'idea che Cesare Brandi, nato in via di Città e scomparso a Vignano nel 1988, scrisse venti anni prima di morire sul Corriere della Sera. Voleva sloggiare l'ospedale dal Santa Maria della Scala. Del Pellegrinaio scriveva: "E appunto perché unico al mondo dobbiamo vederlo in funzione, con i suoi letti e i suoi ammalati? Insomma questa indecenza deve finire. Il Pellegrinaio si deve poter vedere: come un museo, perché è un museo".
I sindaci Mauro Barni, poi Vittorio Mazzoni della Stella, Pierluigi Piccini e Maurizio Cenni, e molto meno i loro successori, hanno fatto compiere qualche progresso all'idea di Brandi, poi sostenuta da Giovanni Previtali, di trasformare il vecchio ospedale in cittadella della cultura. Ma quel complesso gigantesco, per ora, resta un ibrido. Da Cristiano Leone, pochi giorni fa nominato presidente della Fondazione Santa Maria della Scala, ci si aspetta qualche idea geniale. E' stato nominato per questo. Avrà una ricetta? Chissà? Proprio Cesare Brandi diceva che "della cultura non si dà ricetta: ma, poiché la cultura non è l'erudizione, cultura diviene solo quella che, entrando a far parte della conoscenza, accresce la coscienza". Appunto, la coscienza, la consapevolezza di avere a disposizione tutto questo bendiddio da custodire, consolidare e mettere a disposizione dell'umanità. Oppure, lasciar marcire o crollare, come diceva negli anni Ottanta quell'imprenditore senese che fece sganasciare dalle risate il sindaco di allora. Il tutto condito con qualche bottiglia di vino bono e i confetti, se la cappella del Manto sarà adibita, come l'abbazia di San Galgano, per matrimoni da vip.