Siena
Helmuth Kocher
Il mondo del vino italiano guarda verso altri orizzonti e cerca nuovi mercati. La fotografia di ciò che sta vivendo il settore la si ha anche attraverso Wine&Siena, il grande evento che si terrà tra pochi giorni e che rappresenta un momento di incontro tra produttori, compratori e consumatori e al tempo stesso un frangente di confronto sulle prospettive del settore. Non a caso quest’anno l’evento dedicherà spazio a un dibattito sul Mercosur: l’accordo intavolato dall’Unione Europea è da settimane al centro dell’attenzione pubblica, anche con varie proteste che si sono verificate nelle città più importanti per quel che riguarda la politica europea. Questo accordo però può rappresentare anche un’opportunità e può aprire porte e scenari nuovi per un settore molto importante per l’economia nostrana come quello del vino. Dichiara al riguardo Helmuth Kocher, ideatore della manifestazione Wine&Siena: “La diversificazione dei mercati è un aspetto decisamente rilevante in questo momento storico”.
- Helmuth Kocher, i mercati del Sudamerica possono divenire rilevanti per il mondo del vino italiano?
Sicuramente si dovrà fare qualcosa per la diversificazione. I due mercati di riferimento fino a oggi sono stati la Germania e gli Stati Uniti d’America, ma sappiamo quelle che sono le problematiche di questo momento. In Germania si vivono difficoltà e c’è un calo di consumi, mentre per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America è ovvio ricordare i dazi del 15%. Allora si deve guardare anche in altre direzioni. Il vino deve essere inserito in un contesto che racchiude anche la cucina italiana, che è divenuta patrimonio mondiale Unesco. E’ fondamentale lo storytelling, bisogna raccontare cosa sono i nostri vini, come nascono e in quale territori. Dobbiamo far conoscere al meglio quella che è la nostra cultura. Ormai praticamente tutti i vini italiani sono di grande qualità, vanno raccontati insieme alla loro storia e ai territori di riferimento. E poi a mio avviso potranno esserci buonissimi risultati.
- Lei è preoccupato dalle conseguenze che potranno esserci per i dazi statunitensi?
Il 15% non è una cosa da poco. Le statistiche che abbiamo visto, anche se i dati non sono ancora definitivi, mostrano che un calo nelle vendite c’è stato. Io non sono preoccupato dai dazi in sé, ma dall’idea che sta alla loro base. Mi spiego meglio: mi preoccupa la possibilità che una misura è stata decisa e messa, e che potrebbero anche arrivarne altre. E ciò fa dire che al momento il mercato statunitense non è sicuro. Il contrario invece avviene con il Mercosur: mentre gli Stati Uniti d’America mettono i dazi il Mercosur apre le porte.
- Il vino italiano continua però a essere apprezzato e venduto in tutto il mondo.
E’ così. Si parla sempre della lotta tra Francia e Italia per il primato mondiale. Ecco, la Francia riduce la propria produzione a 34 milioni di ettolitri mentre in Italia siamo a 48 milioni. Noi produciamo di più, ma queste quote di mercato devono esserci.
- Quali novità vedremo in questa edizione di Wine&Siena?
Sono molto fiero di questa edizione. Faremo seminari e approfondimenti per parlare della situazione attuale del mondo del vino. Avremo vini dal nord al sud del Paese, dall’Alto Adige alla Sicilia: 160 produttori con oltre 400 vini. Abbiamo un’Università degli studi sempre più integrata. L’evento si pone come un punto di riferimento per i prodotti di alta qualità. Faremo storytelling dei vini e dei loro territori, aprendoci alle nuove tecnologie. E avremo un intero piano dedicato al food: la cucina italiana, d’altronde, è ormai patrimonio mondiale Unesco. Avremo anche nuovi buyers provenienti da dieci Paesi del mondo: tra di essi, il Belgio, la Germania, la Cina, gli Stati Uniti d’America, il Brasile e avremo anche un importatore del Camerun.
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