Sinalunga
Il tribunale di Siena
Oltre 140 telefonate, messaggi a raffica, e una presenza costante e inquietante presso il posto di lavoro della ex compagna: un 40enne italiano di Sinalunga è finito a processo davanti al tribunale di Siena con l’accusa di stalking. Ieri al palazzo di giustizia di viale Franci è proseguito il processo che sta delineando un caso delicato e doloroso per la vittima, costretta a causa della paura provata per la lunga sequela di episodi avvenuti, a cambiare zona di residenza. Ascoltato un ultimo testimone, un ufficiale della polizia giudiziaria che ha ragguagliato il giudice Fabio Frangini sulle indagini eseguite, il tribunale ha fissato per fine febbraio la data della discussione tra le parti, cui seguirà la sentenza.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe come detto messo in atto numerosi atti di stalking a danno dell’ex fidanzata, coetanea e anche lei originaria della Valdichiana, durante il 2022. In particolare, stando sempre alle contestazioni, l’imputato, in preda alla gelosia, avrebbe messo in giro voci diffamanti sulla moralità della donna, con cui si era lasciato, presentandosi in maniera costante presso il luogo pubblico dove lavorava, provocando in lei notevole paura e inquietudine. A tal punto che lei stessa a un certo punto ha deciso di presentare denuncia e di farsi assistere dall’associazione Amica Donna, realtà che segue da vicino le vittime di violenza, fino a cambiare località di residenza e trasferirsi in un luogo protetto. Mentre al suo ex è stato imposto il divieto di avvicinamento.
Non solo una presenza continuata sul luogo di lavoro, sempre secondo le accuse il 40enne la tempestava di chiamate, se ne contano 147 – alcune mute – nonché di messaggi a raffica. La denuncia ha prodotto ovviamente l’indagine sul caso facendo emergere, secondo i racconti della vittima, anche delle presunte violenze a suo carico precedentemente non denunciate e per cui aveva fatto accesso al pronto soccorso, tra spintoni e capelli tirati. Sarà dunque il giudice a mettere la parola fine, in un modo o nell’altro, su un procedimento nel quale però la vittima ha deciso di non costituirsi parte civile. Ad assistere l’imputato è l’avvocato Giacomo Paolucci: il suo cliente era finito in seguito a processo anche per un altro episodio di stalking a carico di una successiva compagna, subendo anche il braccialetto elettronico, ma alla fine è stato assolto, mentre è stato già condannato in primo grado per una diversa vicenda legale allo smaltimento irregolare di sostanze tossiche.
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