Siena
Paycare, prosegue la vertenza
L’appuntamento è fissato questa mattina, alle 12, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al centro il futuro dei 33 dipendenti dello stabilimento senese di Paycare. L’azienda ha già annunciato la chiusura del sito alla fine dell’anno, ma nell’incontro preliminare avuto con i sindacati è arrivata qualche apertura. In particolare sull’anticipo della cassa integrazione per tutto il 2026 senza aspettare l’Inps.
“Abbiamo ribadito che, visto il danno della perdita del posto di lavoro, questi lavoratori devono avere un risarcimento. Quindi un incentivo all'esodo più importante e generoso rispetto ai 28 mila euro erogati in precedenza e in passato per altre uscite”, ha evidenziato Daniela Miniero della Fiom Cgil. Restano in ogni caso le preoccupazioni per il futuro occupazionale di tutte le persone coinvolte nella vertenza. “Risollecitiamo il tavolo che abbiamo già convocato perché pensiamo che, parallelamente a queste tutele che speriamo di portare a casa domani, ci debba essere un percorso fattivo e concreto sulle politiche attive”, ha aggiunto Miniero.
Giuseppe Cesarano della Fim Cisl ha posto l’asticella ancora più in alto: “L’impostazione che vogliamo far passare è di un reinserimento all’interno della casa madre (Konecta, ndr) per tutti quei lavoratori che avranno intenzione di fare questo passaggio”. Per i sindacati resta prioritaria anche la possibilità di uscire dalla vertenza usufruendo di un incentivo all’esodo. “Chi vorrà uscire lo potrà fare entro il 31 dicembre 2026”, ha spiegato Cesarano. Il nodo resta legato alle opzioni in campo. Non a caso era stato lo stesso rappresentante della Cisl a lanciare la possibilità che questa vertenza diventasse una cosa sola con quella che riguarda Beko. Non solo, Cesarano aveva anche indicato l’opportunità che gli esodati da Paycare fossero riassunti dentro il sito di viale Toselli. Peccato che anche su questo versante, il domani sia ancora da costruire.
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