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Siena

Sparirono 10mila euro dal caveau della banca: storica dipendente della filiale sotto accusa

Una dipendente, sospesa da quasi 3 anni, a processo per furto aggravato e appropriazione indebita: in aula spunta un filmato della videosorveglianza

Claudio Coli

20 Gennaio 2026, 08:17

tribunale di Siena

Il tribunale di Siena

Furto aggravato e appropriazione indebita. Sono le accuse che vengono mosse a una dipendente di banca della provincia di Siena accusata di aver sottratto ben 10mila euro all’istituto di credito cooperativo locale per cui prestava servizio. La donna, da 17 anni dipendente della banca e impiegata alla filiale di Monteroni d’Arbia, è finita a processo davanti al giudice, dopo l’inchiesta dei carabinieri a suo carico scattata nel 2023, anno in cui è emerso il presunto episodio per cui si procede. E a seguito del quale ha subito una sospensione dal lavoro che dura ancora oggi.

Ieri il procedimento è ripreso in aula al primo piano del palazzo di giustizia di viale Franci, dinanzi al giudice monocratico Francesco Picardi. Secondo la ricostruzione investigativa, dopo che un vigilante aveva consegnato del denaro da custodire nel caveau della banca, a seguito di una verifica sarebbe stato registrato l’ammanco per una decina di migliaia di euro. Gli accertamenti successivi hanno condotto alla figura della donna, che svolge la mansione di cassiera, in relazione al fatto che fosse in possesso delle chiavi del caveau, anche se l’imputata nega ogni addebito.

Durante l’udienza, che doveva sfociare nella discussione – la difesa della dipendente, in capo all’avvocatessa Francesca Martini ha chiesto un rito abbreviato secco – c’è stata però una sorpresa: è spuntato infatti un video reperito dai filmati della videosorveglianza, finora non compreso nel fascicolo di indagine.

Immagini che potrebbero risultare decisive per determinare come sono andate le cose. La parte civile – si è costituita la banca, difesa dall’avvocato Lorenzo De Martino – si è associata alla richiesta di integrare il filmato e il giudice dopo una breve camera di consiglio ha scelto di accettare l’istanza, e ha rinviato il processo a metà febbraio, per permettere alle parti di visionare la prova e valutare le singole azioni processuali.

In quella data scatterà infine la discussione tra le parti e il tribunale prenderà la sua decisione, in un senso o nell’altro, in merito allo spinoso caso. Che ricorda, solo in parte, la clamorosa vicenda di Casciano di Murlo del 2020, dove avvenne una rapina allo sportello da 94 mila euro che si scoprì poi, in fase di indagine, essere stata una simulazione da parte di un dipendente, tanto che la persona finita alla sbarra è stata poi condannata a 5 anni e mezzo di pena.

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